Rassegna storica del Risorgimento

DOTTRINE POLITICHE
anno <1947>   pagina <75>
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Massimo Petrocchi
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d'Italia offerto ai circoli politici a federativi degli Stati Italiani da un cittadino degli Stati Uniti d'America (Torino, Stamperia Sociale degli Artisti, 1848).
Effettivamente di federazione si era già parlato molto in Europa da Leibniz, giù giù. fino al 1848 e oltre.J) Ma ai trattava di un mito di federazione europea a afondo pacifistico e collaborazionistico, ancora molto utopisticamente, non essendoci per il momento una concreta possibilità di attuazione e rimanendo quindi solo predi­cazione di appassionati profeti sognanti un rinnovamento di schietto sapore inillena-ristieo, quasi una laica visione cbiliastica.
Quando invece nel 1848 si parlava di federazione, e di federazione italiana, il problema era più vicino ad una pratica soluzione giuridicoamministrativa, se si pensi a quale ricco, e fecondo, e sincero terreno zi era pervenuti per la fervida predicazione neo-guelfa. Naturalmente la federazione quarantottesca non è solo propugnata da cattolici liberali o da neo-guelfi: essa è desiderio e volontà di attua-zione anche di laici.
Tra questi* anche di chi, cittadino americano, cercava di porre e risolvere la pacata convivenza dei vecchi Stati e il loro scioglimento in un'unica organizzazione dal nome Regni Uniti a"Italia. Il progetto del Bargnani pecca, com'è naturale, di quel­l'astrattismo, non tanto rivoluzionariogiacobino, quanto più precisamente meccanico-illuministico, che pensava di risolvere determinate soluzioni politiche richieste da locali tradizioni e non universalistiche usanze, con l'aprioristico ed astratto adatta­mento di costituzioni straniere ad una situazione che richiedeva la propria soluzione ab intra*
Questo non vieta che il progetto del Bargnani sia sottolineabile per lo sposta­mento della soluzione federale da un piano liberale ad uno democratico, da una tradizione politica di sapore francese' quale è nella quasi totalità degli Italiani del tempoad una nuova esperienza extra-europea, visibile oltre che nel prospetto della costituzione politica e giuridico-amministrativa, anche nella tecnica stessa della, nomenclatura istituzionale e costituzionale.
L'unione, il cui titolo ufficiale è Regni Uniti d'Italia, deve nascere, per il Bargnani, da un patto d'unione dei deputati delle Camere riunite di tutti gli Stati che ne faranno parte (almeno due terzi dei voti). Soltanto l'Unione potrà avere esercito e marina, uniformità del sistema monetario e dei pesi e misure, codice di commercio unico. L'Unione avrà rappresentanti ed agenti presso le estere Nazioni, dichiarerà la guerra, accorderà lettere di reazione e rappresaglia, regolerà le prede di terra e dì mare, con­chiuderà paci, contrarrà alleanze e stipulerà trattati di commercio; spetterà all'U­nione il conoscere, comporre e decidere ogni contesa insorta tra uno o più Stati nostri ed uno Stato estero e proteggere ogni Regno e le popolazioni del medesimo nel pacifico possesso e godimento dei rispettivi loro diritti sovrani e costituzionali . I documenti pubblici dì uno Stato dell'Unione devono far fede in ogni altro Stato dell'Unione, e le sentenze ed i decreti civili pronunciati dai tribunali di uno Stato dovranno dalle Autorità degli altri Stati essere, nella stessa maniera delle sentenze e decreti propri, mandati ad esecuzione . Lo speso dell'Unione verranno pagate col prodotto dei dazii di frontiera, delle contribuzioni degli Stati e di tasse uniformi; queste e quelli da crearsi ed imporsi secondo le condizioni dell'agricoltura, dell'industria
i) cfr. M. PETROCCHI, Un progetto di federazione europea, in Nuova Rivista storica, fase. III-VI, 1943.