Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1947>   pagina <78>
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TRE INEDITI DI GIUSEPPE MAZZINI
Sebbene le lettere del Mazzini comprese ncìl*Epistolario dell'edizione nazionale raggiungano una cifra piuttosto notevole, circa undicimila, esse non rappresentano in realtà che una parte limitata di quelle che egli scrisse con ritmo inesauribile durante tutta la sua vita, ma particolarmente nei periodi più fervidi e laboriosi del suo aposto­lato politico.
Molte, anzi moltissime, sono andate sicuramente disperse in perquisizioni e sequestri di polizia, oppure distrutte nel corso vario degli avvenimenti per timore o necessità di chi riteneva di poterne essere in qualche modo compromesso, ma è pro­babile che siano tutt ora conservati in Italia o nei paesi dove il Mazzini ebbe relazioni ed amicìzie, fra carte od in archivi privati, nuclei di lettere, che, per varie ragioni, le, ricerche coscienziose di Mario Menghini, l'editore dell'Epistolario, non sono riescile a rintracciare e che verranno forse occasionalmente col tempo ad inserirsi nel quadro dell'edizione nazionale.
Le lettere e i biglietti inediti, che ora si pubblicano, appartengono alla Biblioteca Nazionale di Firenze, per la quale ebbi occasione di acquistarli nel 1942 insieme ad un altro interessante gruppo di autografi, conservato dai discendenti di un noto patriota toscano. Furono scritte da Lugano nei primi giorni di novembre del 1848 e sono dirette tutte e tre a Giuseppe Montanelli, cui il Mazzini fu legato com'è noto, senonda amicizia, da una stima cordiale, che più tardi s'intorbidò per ragioni non bene definite. La più importante delle tre lettere giungeva in ogni modo al Montanelli in un momento parti­colarmente delicato della sua vita politica. Alla fine di ottobre di quello stesso anno era stato composto in Toscana il Governo succeduto a quello liberale Capponi, che pog­giava sul Montanelli e sul Guerrazzi come esponenti di quel partito democratico radi­cale che era stato l'anima dei movimenti livornesi. Sono state illustrate esauriente­mente, mi pare, le ragioni per cui i primi movimenti dei maggiori responsabili del nuovo Governo giunti al potere furono, invece, verso destra. Non so, quindi, quanto oppor­tuna in tale disposizione politica giungesse al Montanelli la lettera suaccennata del Mazzini, che chiedeva adesione alla sua attività cospirativa ed aiuti di mezzi e di volontari per la nuova imminente insurrezione in Lombardia. Il Mazzini aveva conce­pito, evidentemente, grandi speranze per la Bua causa dal fatto che fosse stato scelto a capo del Governo toscano nn uomo di cui conosceva il pensiero, le aspirazioni e l'opera passata e recente, ma, per varie ragioni, era il primo a rendersi conto dell'in­certezza delle sue richieste e sentiva perciò la necessità di mettere il Montanelli dì fronte a due precise responsabilità: Vi ritenete voi Ministro toscano o investito di mis­sione italiana? Qui sta il punto vitale della questione. Nel primo caso* io deplorerò che non siato rimasto individuo, perche pur troppo vi troverete cinto da tali vincoli che vi impedi­ranno l'azione. Nel secondo, voi potete salvare l'Italia. Non conosciamo la risposta del Montanelli, ma è molto probabile che uè lui né il Guerrazzi avessero volontà di parte­cipare, anche indiretta mente, a movimenti insurrezionali per lo meno in quel primo periodo del loro Governo. Non diverse furono le loro tergiversazioni nei riguardi di Garibaldi, che dalla fino di quello stesso mese di ottobre era a Livorno, donde aveva riallacciato le sue relazioni col Mazzini nella speranza che l'insurrezione scoppiata in quel giorni nell'alta Lombardia fosse il principio di un movimento più largo e decisivo. Da Livorno egli laudava il 30 ottobre il suo proclamaci Popoli lombardi ed il 3 novem­bre successivo'era a Firenze per sollecitare ancora dal Governo democratico aiuti di armi e di rifornimenti per i volontari che lo avrebbero seguito nella valle Padana,.