Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1947>   pagina <79>
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Tre inediti di Giuseppe Mazzini 79
Probabilmente in tale occasione espose ai due principali uomini del governo, che non avevano manifestate chiaramente le loro intenzioni, anche il suo piano d'invasione dei ducati di Parma, Piacenza e Modena attraverso il Pontremolese, di cui è cenno nella lettera del Mazzini che pubblichiamo. Le notìzie dell'insuccesso dei moti della Val d'Intelvi vennero in certo senso in aiuto al Governo democratico, che vide con un senso di sollievo Garibaldi allontanarsi dalla città e partire per la Romagna, donde doveva poi, com'è noto, muovere verso Roma.
Prescindendo dalla sua efficacia in quel particolare momento politico, la lettera del Mazzini è tuttavia molto importante perchè offre un quadro preciso della organiz-zazione e dei propositi mazziniani dopo l'esito infelice dei moti della Val d'Intelvi, che aveva distrutto tre mesi di lavoro accanito disperdendo uomini, mezzi e materiali raccolti con grande fatica, e perchè integra, con nuovi elementi, le altre lettere già cono­sciute scritte nello stesso periodo. Rifugiato a Lugano ai primi di agosto, dopo l'armi­stizio Salasco che aveva concluso la sconfitta del 1848, il Mazzini aveva preparato attra­verso l'opera degli emigrati e dei vari circoli e comitati operanti in Lombardia, la nuova azione insurrezionale, che avrebbe potuto riescire potente e doveva invece crollare per l'intempestività dei primi moti e, quindi, per mancanza di conseguenti operazioni concordi degli altri gruppi e corpi di volontari, ohe dovevano muoversi altrove o pas­sare il confine dalla parte del Piemonte.
Veduta sfumare la sollevazione, che doveva essere nelle sue speranze l'inizio dell'ultimo duello a morte con l'Austria, il Mazzini, non abbandonando i fattori psico­logici e materiali favorevoli ai suoi piani, che pure erano sopravvissuti alla prima sconfitta, ricominciava con tenacia mirabile a riorganizzarne le fila.
12 novembre '48. Montanelli mio,
Non so come abbiate giudicato il tentativo fatto da qui. Ne ho scritto un po' diffusa­mente a Garibaldi, e potete, volendo, aver da lui la mia lettera. Io non mi sento alcun peso sulla coscienza. Il moto di Chiavenna e di Val d'Intelvi proruppero senza cenno, anzi contro il cenno. Forse, bisognava abbandonarli; ed io lo dissi a chi mi era- vicino il giorno stesso della nuova; ma non ho potuto. Io viveva qui in mezzo ad esuli che maledi'' cevano agli indugi; e d'altra parte io chiamando all'insurrezione, non rovinava che il nome mio; e ciò poco importa alla causa. Del resto, bramerei che voi vedeste la mia a Garibaldi, Io qui non voglio scrivere che del futuro.
Io non esigo più fiducia da voi che non vogliate o possiate darmi. Non chiedo dunque i vostri segreti. Ma dacché, conoscendovi, presumo che in cima ai vostri pensieri sia or più che mai il desiderio di guerra all'Austria, e dacché in disegno siffatto, io posso ancora giovarvi, vi scrivo. La rovina momentanea dei nostri piani non ha che fare cogli elementi d'insurrezione che esistono in Lombardia. Non mossero, perchè pochi uomini di Comitati, dopo aver promesso, non vollero, per ragioni o pretesti che ho indicato a Garibaldi. Ma esi­stono; io ho potuto in due modi diversi verificarli. Il Bresciano, il Bergamasco, il Comasco, la Valtellina insorgeranno ogni volta che un fatto qualunque darà loro fiducia di probabilità di successo. Sono armati sufficientemente.L'Alta Lombardia pub essere in mani nostre; non si tratta di vincere che un'idea: quella d'essere lasciata sola a combattere. I corpi lombardi che sono in Vercelli, Biella, Ivrea, San Maurizio eie. seguirebbero senza fallo una insurrezione lombarda, che durasse un dieci giorni; seguirebbero con o senza Ramorino. Tengo intelligenza con tutti quei corpi. Dico dieci giorni; ma ciò non esclude che quando il moto, l'impulso venisse, non da individui cospiratori che possono illudersi, ansi san sempre creduti illusi, ma da un centro che ispirasse fiducia, non potessero aversi prima sfar