Rassegna storica del Risorgimento

"ARCHIVIO (L') PUGLIESE DEL RISORGIMENTO ITALIANO"; PUGLIA ; GIO
anno <1947>   pagina <90>
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90 Libri e periodici
Il Petrocchi, che si è ottimamente preparato sull'argomento, ed è riuscito a mettere pienamente a fuoco i problemi storici incontrati, ha diviso il ano studio critico in cinque capitoli, nei anali ci fa passare, per cosi dire, dai problemi pia generali a quelli più specifici e particolari. Dapprima egli affronta infatti il tema generale della Restaura* adone, insistendo su motivi che si possono ormai considerare acquisiti alla storiografia. La Restaurazione non fa solo e tutta reazione: a parte il campo finanziario, nel quale la ricostruzione fu opera tutta positiva, anche dal punto di vista più strettamente poli­tico tutti i più grandi statisti dell'epoca, dal Mettemich al Consalvi, dal Talleyrand al Gastlereagh, e giù giù fino alle personalità meno grandi (quale, ad esempio, quella di Luigi de' Medici, sul quale è notevolissimo uno studio di Luigi Blanch, pubbli­cato recentemente da Nino Cortese), portarono nella vita politica e nella risolu­zione dei problèmi che allora si posero una moderazione, un senso dei limiti, una preoccupazione per la pubblica opinione, nuova dea internazionale, che li tratten­nero sulla china pericolosa del più crudo ed intransigente reazionarismo. Pensiamo alla Francia, dove fu accordata una costituzione, all'Inghilterra, la classica terra del liberalismo che mai subì periodi veri e propri di offuscamento, all'Austria, dove il Mettemich, pur fondando il sistema europeo conservatore, tuttavia racco­mandò sempre e a tutti moderazione, alla Russia, dove lo zar Alessandro misti-cheggiando liberaleggiò, concedendo persino una costituzione alla Polonia; alla Toscana, dove diresse gli affari pubblici il moderatissimo e quasi liberista. Fossom-broni, al Regno delle Due Sicilie, dove fu in gran parte conservato Passetto sociale e politico dato al paese dal Murat, allo Stato Pontificio, infine, che sotto la guida del Consalvi, illuminato amministratore, seppe trovare dei buoni inizi alla rinno­vata vita del potere temporale.
Considerando cosi in largo la vita degli stati europei ed italiani dopo il crollo del sistema napoleonico, il Petrocchi giunge alla conclusione che è bene superare l'astratto e inconsistente schematismo e formalismo scolastico, per vedere invece proiettati tanti ideali e attriti politici (dal liberalismo all'autoritarismo, dal nazionalismo al radicalismo), sullo sfondo dell'epoca, come essi movimenti furono realmente pensati, vissuti, sofferti. Perchè se la Restaurazione dei Governi e dei gabinetti falli in pieno nelle intenzioni di fondere il nuovo ed il vecchio in nn impasto compatto ed unitario, anche perchè spesso urtò l'uomo nella sua più fiera dignità e personalità, la Restaurazione in un senso più generale e comprensive, includente quindi momenti del reazionarismo e momenti dell'anti­reazionarismo, comprendente e risolvente molte esigenze opposte e contrarie, deve avere il suo giusto posto, con una adeguata valutazione della sua posizione reale, nello sviluppo della storia del mondo contemporaneo.
Quindi l'A. affronta più direttamente il suo tema, studiando in un secondo capitolò la personalità del Consaìvi, tecnicamente politicodiplomatica, l'unico dei cardinali che circondavano Pio VII che fosse veramente disposto per il suo tempera­mento e le sue attitudini e preparato perle vicende della sua vita passata, ad affrontare con possibilità di successo gli ardui problemi che si ponevano tra il 1814 e il 1816, più ancora che agli altri stati, allo Stato Pontificio. Il Petrocchi, attenuando una radicale ma fondamentalmente giusta negazione di vera religiosità cattolica nella personalità consalviana, formulata dall'Omodeo, pensa che il cardinale diplomatico vivesse ab­bastanza sentitamente la sua vita religiosa; e ne definisce poi con grande acume la personalità politica, che egli riporta al paternalismo illuminato, quale si era venuto delineando e configurando nel secolo XVIII; in più troviamo nell'azione politica del mondano segretario di Stato nota giustamente PA, un realismo anta-passa­tista che lo pone in contrasto con lo Curia romana, con le Congregazioni, col cardi­nale Pacca ed in genere con tutta l'amministrazione e la diplomazia pontificia, invase di sacro furore reazionario ed animate da odio tanto implacabile quanto impolitico per tatto ci uomini ed istituzioni che ricordasse l'aborrito periodo napoleonico.