Rassegna storica del Risorgimento

"ARCHIVIO (L') PUGLIESE DEL RISORGIMENTO ITALIANO"; PUGLIA ; GIO
anno <1947>   pagina <91>
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Libri v periodici 91
Ed è appunto quel lealismo unti-passatista che fa del Consalvi una notevole figura di uomo politico e diplomatico.
Nella valutazione dì Questi elementi positivi che entrano nella personalità poli­tica del Consalvi, bisogna tuttavia fax, gran lode al Petrocchi di non aver perso il senso delle prospettive, di non avere cioè fatto di colui che può forse considerarsi un grande diplomatico, anche un grande uomo politico. Grande politico il Consalvi non fu per il suo stesso temperamento di uomo del Settecento in un mondo mutato, né potè esserlo data la concreta situazione storica nella quale si trovò ad agire. Il Petrocchi scrive a questo proposito che il cardinale non riuscì ad accaparrarsi nella politica interna il sostegno e l'aiuto di una aperta ed operosa classe dirigente* che lo sapesse comprendere e difendere; elementi di appoggio che non potè trovare né negli uomini vecchi, né negli uomini nuovi. Dei primi, gli zelanti, egli si dichiarò aperto avversario, proprio per quelle considerazioni di moderazione e di buon senso e tatto politico-diplomatico che gli assicurarono i migliori successi al Congresso di Vienna ( bisogna aver l'occhio lungo, come suol dirsi, in certi casi, scriveva appunto allora al Severoli); contro i secondi, appartenenti in maggioranza alla borghesia, che non potevano approvare la sua incomprensione dello spirito nazionale e l'ibridismo laicoclericale dell'ammini­strazione, stavano i limiti stessi della personalità consalviana. A questo proposito il Petrocchi avrebbe potuto ricordare un aspetto importantissimo dell'azione politica del Consalvi, che è stato messo in rilievo dall'Omodeo: cioè che il cardinale, contribuendo ad innalzare sulla Chiesa la persona del Papa, si fece promotore di quell'indirizzo che sempre più trionfò poi a Roma nel secolo XIX, e fece della restaurata Chiesa un ottimo strumento proprio per coloro con cui egli aveva contrastato. Bisogna dire che in ciò egli non ebbe l'occhio troppo lungo !
Nei capitoli successivi il Petrocchi studia i primi momenti della Restaura­zione pontificia, il motaproprio del 6 luglio 1816, le critiche che da varie parti si rivolsero allora all'opera del Consalvi, e delle quali si fece spesso portavoce lo stesso Severoli (e ci sembra che questa sia la parte più interessante e nuova dello studio).
Nel complesso, anche se non ha affrontato frontalmente tutti i temi che si possono presentare alla riflessione storica sulla Restaurazione nello Stato Pontificio, e se ha limitato nel tempo l'esame dell'opera consalviana, il Petrocchi ha dato un notevole contributo allo studio critico dell'età della Restaurazione, al quale si è accinto con seria preparazione e con ottimo metodo critico, appoggiandosi alla preesistente lette­ratura storica sull'argomento, della quale egli si serve con lodevole modestia e senza nessuna pretesa di ricostruire ab imis la visione di un periodo che già ha trovato nel precedente lavorio storiografico le basi e le fondamenta.
Poco più di un centinaio di pagine esauriscono lo studio critico del Petrocchi, il quale ha dedicato le successive 150 pagine del suo volume alla pubblicazione integrale del carteggio diplomatico Consalvi-Severoli. A noi non sembra che il Petrocchi abbia pubblicato i documenti diplomatici con eccessiva larghezza: al contrario, il carteggio presenta tale interesse, che ne sembra utilissima la pubblicazione integrale. In esso è dato ritrovare direttamente tutti i temi principali che formano l'oggetto dello studio critico sulla Restaurazione nello Stato Pontificio: il nuovo spirito imperante nell'opi­nione pubblica europea, incubo degli telanti e del Severoli, che gli uomini aperti alle novità politiche, bollati col titolo di giacobini, definiva cattiva razza; la nuova libera stampa, anch'essa spauracchio dei retrogradi, poiché, come nota l'Omodeo, li trascinava a discutere i propri atti e le proprie decisioni; il nuovo spirito religioso allora trionfante e diffondentesi pel mondo, che se per lo più apportava nuove forze al cattolicesimo, non mancava tuttavia di suscitare forti preoccupazioni in uomini come il Severoli, timoroso di vedersi sfuggire i nuovi adepti per mancanza di attenzioni da parte della Chiesa cattolica, e preoccupato non solo di quel vago misticismo mani-festante!, tra l'altro, nella diffusione delle società bibliche! ma pure della turbolenza