Rassegna storica del Risorgimento

"ARCHIVIO (L') PUGLIESE DEL RISORGIMENTO ITALIANO"; PUGLIA ; GIO
anno <1947>   pagina <92>
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92 Libri e periodici
di molte sfere del inondo cattolico;l) le difficoltà della ricostruzione economica e finan­ziaria dello Stato dei papi; gli schemi dell'alleanza fra trono e altare* resa tanto dif­ficile, nonostante le aspirazioni d'ambo le parti, dalle continue diffidenze reciproche e da quella che l'Omodeo chiama la coalizione antipapale del vecchio regalismo e del liberalismo nuovo. Quante difficoltà per la diplomazia vaticana ! Tanto che se il Severoli, nella gioia di vedere ricostruito lo Stato Pontificio dopo tanti anni di oppres­sione, aveva una volta esclamato: Non può negarsi che abbiamo vissuto, e viviamo ai tempi dei prodigi ; il Consalvi doveva più tardi amaramente concludere: Il tempo nel quale viviamo, non è fatto per la pace di chi governa .
Diverso è lo stile dei dispacci del Consalvi e del Severoli: più energico e sicuro il primo, untuoso ed umile, per lo più, il nunzio, secondo un modo che ricorda assai da vicino il Settecento;2) non tanto però che non diventi più franco e quasi arrogante là dove ai risente per le osservazioni di forte rimprovero che il Consalvi rivolgeva alle sue critiche.
Grande interesse presentano i dispacci del Severoli anche per la conoscenza di
tanti retroscena di quel mondo politico e diplomatico che ebbe il suo centro a Vienna
nel 1815-16.
PAOLO ALATRI
DELIO CANTIMOKI, Utopisti e ri/ormatori italiani; Firenze, Sansoni, 1943, in 8, pp. 234. L, 40.
Seguire i fili molteplici che, via via intrecciandosi, formarono a poco a poco nel secolo passato la primitiva coscienza sociale in Italia è impresa oggi ancora molto difficile, poiché mancano sufficienti studi preparatori sull'argomento. Tardiva fu certo la formazione di questa coscienza, poiché com'è noto la struttura economica e politica della Penisola risentiva troppo di metodi e sistemi arretrati rispetto a quelli vigenti altrove. In Italia osservava già il Pisacane il concetto sociale appena albeggia, traspare appena fra i voti e le speranze universali, il politico predomina, e la ragione è per se stessa evidente; un popolo a cui negasi una patria crede un tal fatto cagione assoluta dei mali suoi, e conquistandola spera alleviarli.
Non è tuttavia da tutti risaputo quanto viva sia stata, anche nel periodo precedente l' anno dei portenti, la consapevolezza delle questioni sociali in taluni spiriti originali, capaci di superare posizioni economiche dottrinali contin­genti per affrontare la soluzione dei problemi essenziali della società contempo­ranea.
Definire con esattezza i limiti del socialismo di questi riformatori e utopisti sarebbe vano sforzo, come osserva giustamente Delio Cantimori nel suo documentato e informatissimo studio, ricco di analisi nuove e interessanti. Ma a noi qui preme piuttosto sottolineare il risultato più importante dell'opera del Cantimori, cioè la sensibilità sociale rivelata da molti significativi spunti degli scritti di quegli agitatori.
3) Nel dispaccio del 25 novembre 1815, così scriveva al Consalvi: È però vero che tante volte purtroppo è meglio d'avere a fare coi protestanti, che con certi catto­lici di nuovo conio, che sono peggiori dei protestanti per turbare i diritti della Chiesa. Quando io ero nella Slesia prussiano un parroco mi dicee ohe allora solo egli era felice, quando aveva nel suo paese un protestante per Presidente delle cose religiose .
a) Quando il Cavaliere e io parliamo di Lei scriveva una volta al Consalvi non può decidersi chi sia il più eloquente, il più ossequioso, e il più amante . Non sembra di aggirarsi in piena atmosfera di galanteria settecentesca?