Rassegna storica del Risorgimento

"ARCHIVIO (L') PUGLIESE DEL RISORGIMENTO ITALIANO"; PUGLIA ; GIO
anno <1947>   pagina <101>
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Libri e periodici 101
Cosi si giunge alle leggi Siccardi. Il Pirri ci rivela, a questo punto, particolari di importanza decisiva sinora ignorati dagli storici: anzitutto egli pone in nuova luce il significato della prima missione di mons. Charvaz, che Pio IX inviò presso il Re allo scopo di intrattenere direttamente Vittorio Emanuele su quelle questioni che il Siccardi aveva trascurato: purtroppo il legato pontificio riuscì a parlare con il He soltanto dopo il colloquio che questi aveva avuto con il futuro Guardasigilli e cosi la sua missione falli (si esamini l'istruzione riservata a p. 54 e la lettera di Charvaz a Pio IX a p. 57). Importante è anche la documentazione riguardante la seconda missione Charvaz (pp. 63-74) che, secondo Pio EX, avrebbe dovuto convincere il Re a ritirare il progetto di legge dopo l'approvazione della Camera e prima che si pronunciasse il Senato. Per mezzo dei vari dispacci di Charvaz il Pirri può, d'altra parte, dimostrare come il Re sia stato continuamente in preda ad un dissidio, che in certi attimi assunse aspetti drammatici e come soltanto a malincuore si sia deciso a concedere il suo benestare alla presentazione delle leggi: infatti, dopo aver firmato il decreto, egli fece sapere ai suoi Ministri che quella firma doveva considerarsi come nulla e soltanto dietro la minaccia delle dimissioni in massa di tutto il Ministero si decise a dare la sua approvazione al progetto di legge. E si pensi che ciò avveniva un giorno prima della presentazione di quel pro­getto alla Camera. Vi sono, poi, altre lettere, distanziate nel tempo, che dimostrano come l'animo del Re fosse tormentato da continui scrupoli i quali, in certi mo­menti, determinarono una sua azione personale in contrasto e alle spalle del Mini­stero: cosi si giustificano le missioni segrete, i disperati appelli a Pio IX, i messaggi personali che egli pregherà il Pontefice di bruciare (cfr. p. 157) e cosi via.
Agivano sull'animo del Re care pressioni alle quali egli non poteva mostrarsi insensibile: è nota quella lettera *) della madre nella quale, con espressioni davvero commoventi, questa scongiurava il figlio in nome degli affetti piò. cari a non san­zionare le leggi Siccardi, ormai già approvate dal Senato, ma non era nota prima che il Pirri la pubblicasse una lettera del 13 febbraio 1852 nella quale il Re cosi scriveva al Pontefice: Mia povera madre soffre costantemente di questo stato di cose ed ha finito per persuadersi che mio padre soffre ancora le pene del purga­torio per aver iniziato questi affari e che non godrà la pace dei beati che allor quando essi saranno terminati. Se la Santità Vostra volesse farmi una grazia sarebbe di scriverle o farle scrivere qualche parola onde tranquillizzarla un poco. Le sarei tanto riconoscente....
È da questi contrasti a volte drammatici che agitavano l'anima di tanti uomini illustri (si pensi ad alcuni discorsi pronunciati alle due Camere nel corso del dibattito parlamentare) che nascono le leggi Siccardi, base di tutta 1 opera laieizzatrice dello Stato sardo che, iniziata dall'Azeglio, fu proseguita dal Cavour. Si colpivano molte coscienze in quanto esse avevano di più sacro, si ridestavano vecchi odi sopiti, si troncavano vecchie e care amicizie. Le leggi Siccardi infiam­mavano gli animi ed interessavano tutti gli strati dell'opinione pubblica. Siamo in questo momento scriverà Costanza d'Azeglio il 5 aprile2) nel vivo della grande battaglia parlamentare... L'eccitazione non ha fatto che accrescersi giorno per giorno. Il parossismo diveniva inquietante... Mai, neppure all'inizio della seconda campagna, né quando l'invasione era alle porte, gli spiriti sono stati così in tumulto... Ieri c'è stata la prima seduta al Senato. Io credevo che sarebbe venuta una sommossa all'ingresso, dato il nnmero di coloro che erano in possesso del biglietto e non poterono entrare...*
Ora, per comprendere pienamente la lotta che si accese intorno alle leggi Sic* cardi, bisogna proiettare questo atto di governo nel più vasto campo della politica
J) Pabbl. da ANTONIO MONTI, Vittorio Emanuele II, Milano, 1941, p. 140 segg 2) COSTANZA D'AZEGLIO, Souvenir hisloriquest Torino, 1884, p. 393.