Rassegna storica del Risorgimento
"ARCHIVIO (L') PUGLIESE DEL RISORGIMENTO ITALIANO"; PUGLIA ; GIO
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1947
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102
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102 Libri e periodici
interna riconoscendo la pericolosa situazione in cui il Ministero d'Azeglio venne a trovarsi dopo lo scioglimento della Camera che non aveva voluto la pace con 1*Austria e dopo la costituzione della nuova Camera con maggioranza conservatrice: la battaglia, iniziata dalla Sinistra per mezzo dei suoi giornali e attraverso continue interpellanze, aveva lo scopo di costringere il Governo ad un passo che, procrastinato, avrebbe permesso ai brofferiani di prendere una iniziativa che sarebbe stata grave di conseguenze sia nei riguardi della politica interna (dimissioni di Azeglio) sia in quello della politica estera (eventuale intervento dell'Austria nelle cose piemontesi).
Ma, d'altronde, era logico che tra le due parti non potesse esservi concilia zione di sorta: i conservatori e la corte di Roma sostenevano che il progetto di legge Siccardi violava arbitrariamente una Convenzione esistente e tuttora valida; i liberali insistevano sul valore dei due articoli dello Statuto (il ventiquattro e il settantuno) che, ipso facto, abrogavano la Convenzione del 1841. A ben vedere tutta la lotta si svolgerà intorno a questi due punti; l'accettazione della tesi liberale da parte della estrema Destra avrebbe impegnato concessioni più vaste per il futuro; le successive leggi del 1852 e del 1855 hanno la loro premessa nelle discussioni svoltesi alle due Camere nel marzo e nell'aprile del 1850 quando nel corso di un dibattito che, secondo Emanuele d'Azeglio, aveva inaugurato il sistema parlamentare piemontese, si erano scontrate le due correnti che, da anni, attendevano il momento di cimentarsi nell'agone parlamentare.
Non è questo il luogo per indugiare sull'esame dei discorsi pronunciati alle due Camere dagli oppositori e dai fautori delle leggi: vicino a un Siccardi, a un Cavour, a un Roberto d'Azeglio andrebbero ricordate tante figure minori ormai dimenticate quali il Bes, il Pernigotti, lo Jacquemond, il Boncompagni, lo Jostie, nella discussione al Senato, il Cristiani, il d'Oria, mona. Fantini per nominarne soltanto alcuni. Ma del Pernigotti, che era un sacerdote, non vogliamo passar sotto silenzio alcune parole di eccezionale elevatezza: Si ponga l'oblio su tutto questo dirà l'oratore alludendo ai dissidi sorti tra Chiesa e Stato in Piemonte negli ultimi anni ed ora che ci riconoscete veramente eguali, ci sosteniamo e ci gioviamo a vicenda. E se avvenga che un giorno in questa terra, come verde è il valore ed il coraggio, rinverdisca pure l'alloro, mentre voi vi inchinerete davanti quest'albero della gloria su cui sventolerà la nostra nazionale bandiera, sarete contenti, siam certi, che noi al tricolore vessillo sovrapponiamo devoti la Croce... (Atti del Parlamento Subalpino, Discussioni della Camera dei deputati: Sessione 1850, voi. primo, Torino, 1863, p. 875). Il Pini trascura nella sua pur cosi completa introduzione storica l'esame del dibattito parlamentare del marzo-aprile 1850 che, a parer nostro, offre la chiave di molti problemi della politica ecclesiastica piemontese anche dopo il 1850.
Come è noto, le conseguenze delle leggi Siccardi furono gravi: il Fransoni venne arrestato per ben due volte: la prima perchè accusato di aver spedito, il 18 aprile 1850, una Circolare al Clero della sua Diocesi ricordando che, in qualunque caso, i sacerdoti dovevano sempre rispondere delle loro azioni alla Curia Arcivescovile e non ai tribunali dello Stato, l) la seconda in seguito alla complessa questione Santarosa. Abbiamo ricordato tale particolare perchè., come si sa, sul secondo arresto Fransoni non s'è fatta ancora luce completa e invano gli storici han cercato di svelare le vere cause di quell'arresto. Purtroppo neppure il Pirri riesce a chiarire la questione. Il 7 agosto 1850 il Fransoni veniva per la seconda volta arrestato dietro l'accusa di non aver voluto concedere gli estremi Sacramenti al conte De Rossi di Santarosa. Molti tra i ministri piemontesi erano contrari a questo passo e l'Azeglio stesso, allora ad Acqui, rese noto che, a parer suo,
*) Cfr. CHIUSO, op. eit.f voi. IH, p. 338 e Boccio, op. cit voi. II, p. 317 segg.