Rassegna storica del Risorgimento
"ARCHIVIO (L') PUGLIESE DEL RISORGIMENTO ITALIANO"; PUGLIA ; GIO
anno
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1947
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pagina
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104
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104 Libri e periodici
di Capriotli. (È pure uscita un'edizione più. modesta a cura di Carlo Cordiè nella collana Testi del Risorgimento di Leonardo, Milano).
Stile agile e vivace, consumata abilità di plasmare in forme suggestivamente rappresentative le più indigeste congerie di dati eruditi, completezza e serietà di informazione sono i pregi evidenti dell'introduzione, dovuta all'esperta penna del Ghisalberti.
Il fascino sottile di queste pagine memoriali, vergate in circostanze così avventurose, viene acutamente rilevato dal Ghisalberti come tipica espressione di una complessa figura di rivoluzionario romantico. In questi tempi di attivismo, in cui il mito dell'azione spesso calpesta le norme più elementari dell'ethos politico, la strenna coerenza dell'azione patriottica dell'Orsini, quasi sconcertante nella sua apparente contraddittoria incoscienza delle teorizzazioni ideologiche, offre ampia materia di meditazione e di monito. Nella sua vita, dramma romantico balenante di congiure, di lotte, di ardite evasioni, sembra non esservi posto per la felicità: tutto è impeto e passione, tumulto e tempesta. Per questo il punitore inesorabile degli attentatori politici di Ancona finirà con l'attentato di Parigi; per questo l'interprete ardito e l'esecutore entusiasta degli ordini del Mazzini si porrà contro l'Apostolo. Da lui aveva attinto gli elementi essenziali del suo credo, e se la sua inferiorità ideologica non gli consentì di penetrarne l'alto significato spirituale, ad essi restò fedele, anche nell'apparente infedeltà. Per quei principi lasciò la bella testa statuaria sotto la ghigliottina. E il Mazzini, nonostante le gravi accuse contenute nelle Memorie, per questo perdonò: Orsini, dopo il tentativo e la morte, m'è sacro. Esperto conoscitore del mondo orsiniano, il Ghisalberti pubblica nell'introduzione lettere interessanti della diplomazia viennese intorno alle ripercussioni della condanna dell'Orsini e altri documenti del Museo del Risorgimento romano. Sintomatiche veramente le agitazioni causate dal gesto disperato dell'Orsini in ogni parte d'Italia e le ansie suscitate nelle varie Corti reazionarie piccole e grandi dalla pubblicazione della seconda lettera dell'Orsini a Napoleone Ili nella Gazzetta piemontese. Pareva che l'attentato compiuto dal Meldolese il 14 gennaio 1858 avesse scosso tutto il conservatorismo europeo coi rinnovati brividi della paura quarantottesca dei rouges. Lo spettro del mazzinianesimo turbava i sonni della reazione europea, come rileva il Ghisalberti da opportune citazioni epistolari del tempo. Strano destino, questo dell'Orsini, di morire per un assassinio politico dopo aver lottato a lungo contro le teorie tirannicide attribuite al Mazzini. Non v'ha più discussione controversa intorno a questo drammatico contrasto tra la fine dell'Orsini e i suoi convincimenti espressi nelle Memorie. Dal Mastri alLuzio, al Caddeo, aU'Ambrosini, al Ghisalberti, si è raggiunta finalmente, oltre alla chiarificazione degli eventi della vita del Meldolese, un'intesa piena sulla interpretazione del pensiero e dell'opera sua. Ma era bene ripetere ancora decisamente che l'Orsini fu una patriota*autentico, contro le grottesche contraffazioni di certi studiosi stranieri dal Lepelletier al Vautel e al Bonlenger, e di molti romanzieri di ogni tinta.
L'efficace vivacissima rievocazione del cursus rivoluzionario dell'ardente romagnolo, fatta dal Ghisalberti in un opportuno contesto delle risultanze critiche con le testimonianze memoriali dell'Orsini medesimo, è la prova decisiva di quella interpretazione.
Affetto da monomania patriottica venne definito dagli inquisitori austriaci in uno dei numerosi processi che lo colpirono dall'incarceramento a San Leo del 1831 a quello finale.
Nobile, generoso ed energico Io considerarono l'Herzen, il Mazzini, il Cavour, martire immortale l'Engels e il Marx, e la varietà dei giudici è riprova della verità del giudizio. Ma quest'uomo tutto impeto e passione non ha tempo né attitudine a meditare, e perciò i suoi giudizi politici nelle Memorie non sono molto