Rassegna storica del Risorgimento
LEGISLAZIONE ; SICCARDI GIUSEPPE
anno
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1947
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pagina
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147
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FONTI E MEMORIE
NOTE PER UNO STUDIO SULLE LEGGI SICCABDI
Per comprendere pienamente le prime fasi della politica ecclesiastica di Massimo d'Azeglio, per scrutare le riposte. ragioni e le esigenze che determinarono la linea di condotta del suo ministero, bisogna inquadrare l'opera del Presidente nel vasto scenario della politica interna piemontese, in quel turbolento scorcio dell'anno 1849 allorché l'Azeglio si vide posto ad un drammatico bivio, combattuto tra la necessità di sciogliere la Camera.* che non aveva voluto ratificare il trattato di pace con l'Austria, e la convinzione che, ciò facendo, avrebbe compiuto un atto illegale. Da una parte s'avvedeva che la situazione attuale era insostenibile: permettere a quella nefasta opposizione di proseguire nella sorda guerra a colpi di spillo intrapresa contro il Ministero, permetterle di respingere nuovamente quel trattato di pace che egli giudicava più che onorevole per il paese equivaleva ad abbandonare la cosa pubblica nelle mani di pochi faziosi. D'altronde, sciogliere la Camera avrebbe significato iniziare il regno di Vittorio Emanuele con un atto anticostituzionale, e l'Azeglio sentiva che ogni illegalità era riprovevole qualunque scopo la sollecitasse. No, amico mio, scriveva al nipote Emanuele 1*11 ottobre del 1849 io non ho paura dei rossi, ma ho paura di violare il mio giuramento senza prima aver sperimentato tutti i mezzi di conciliazione, senza esser giunto ad una di quelle situazioni in cui la necessità del colpo di stato è reale ed evidente a tatti ed in cui, per conseguenza, ben lungi dal violare il proprio giuramento se ne conservano lo spirito e lo scopo che è quello di salvare il paese e non di gettarlo nell'abisso. ')
II problema era assai grave: non era solo il Piemonte in gioco: e era tutta l'Italia. L'Azeglio sentiva che il Regno di Sardegna, salvando le istituzioni costituzionali mentre dovunque esse andavano in rovina, aveva assunto dinanzi a tutti gli Stati della penisola una specie di responsabilità cui non poteva ora venir meno; egli sentiva che i vari Governi d'Italia avrebbero potuto trovare nella condotta del Piemonte la giustificazione di una politica che spinge le masse a gettarsi per disperazione nelle braccia della demagogia. Da ogni parte gli giungevano
J) Lettere di M. 4*Azeglio al Marchette Emanuele d'Azeglio a cura di N* Bulicar, Torino, 1883, p. 61.