Rassegna storica del Risorgimento
LEGISLAZIONE ; SICCARDI GIUSEPPE
anno
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1947
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pagina
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151
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JVole per uno studio, ecc. 151
Brofferio della relazione: nel settembre, pronunciando un discorso alla Camera, il rappresentante della Sinistra richiamò l'attenzione dei deputati sulla questione ecclesiastica giunta ormai ad un punto tale da richiedere rimmediata soluzione. Sappia il Pontefice così terminava il Brofferio la sua requisitoria che se egli non frena le esorbitanze del clero saprà frenarle la potestà nazionale. Anche questa volta il deputato di Caraglio non esitava a ricorrere a quelle sue maniere un po' facinorose, a quei discorsi a sfondo intimidatorio che tante antipatie gli avevano già procurate alla Camera.
Intanto Pio EX, conscio della piega che andava prendendo la situazione, aveva inviato a Torino Mons. Charvaz J) allo scopo di iniziare le sue conversazioni prima del ritorno del Siccardi da Portici. Lo Charvaz non riuscì a precedere il magistrato piemontese e potè parlare con il Re soltanto dopo che questi si era incontrato con il futuro Guardasigilli. (Proprio poco tempo dopo il suo ritorno, Siccardi fu, infatti, nominato Ministro di Grazia e Giustizia in sostituzione del De Margherita).
CoU'inizio del 1850 la questione ecclesiastica torna definitivamente sul tappeto e si impone all'esame del ministero. Ogni procrastinazione diveniva ormai impossibile. Proprio nei primi giorni del gennaio il
*) La storia delle trattative diplomatiche tra la S. Sede e il Regno subalpino è assai lunga né basterebbe un rapido cenno. Sino al '47 i rapporti fra Stato e Chiesa in Piemonte, per ciò che riguardava il caso ecclesiastico, ebbero corno base la convenzione del 1841. Nel novembre 1847 apparve la famosa nota Avet nella quale veniva richiesta l'abolizione del Foro privilegiato almeno per le cause meramente civili. Dopo la promulgazione dello Statuto lo Sclopis sostenne che l'art. 24 e l'art. 71 della nuova carta costituzionale abrogavano ipso facto la convenzione del 1841. Egli inviò immediatamente a Roma una nota (4 maggio 1848) nella quale cosi esplicitamente dichiarava: L'esistenza di una giurisdizione privilegiata per una classe di cittadini, indipendenti dal supremo potere dello stato, non si può conciliare a niun patto con le disposizioni del nostro statuto fondamentale . La questione fu affidata al Pareto, Ministro Sardo a Roma, ma le trattative da questi iniziate furono troncate da una contronota a firma del Card, Soglia nella quale questi affermava che mai la S. Sede avrebbe presentito di dover ancora allargare le concessioni già fatte alla Casa di Savoia, aia nella nota istruzione benedettina, sia nella Convenzione del 1841 - Intanto, a Torino, una Commissione senatoriale studiava un progetto di concordato che il 24 luglio veniva trasmesso a Roma. Questo progetto di Concordato può definirsi il primo abbozzo di quelle che saranno poi le leggi Siccardi. A questo punto si inserisce la Missione Rosmini sulla quale non è compito nostro indugiare: basti dire che il Rosmini vedeva la necessità di porre per il momento in secondo piano ogni altra questione por giungere alla stipulazione di un Concordato che avrebbe dovuto costituire la prima e granitica! base di quella lega di Stati italiani presieduta dal Pontefice sublime sogno del grande Abate. A tal uopo egli riteneva indispensabile attutire ogni urto con la S. Sede per guadagnarsi l'animo del Papa e disacerbarlo dai disgusti sofferti dandogli prove sicure di devoto e figliale attaccamento... (cfr. A. ROSMINI, La mia missione a Roma). Dopo il successivo ed inevitabile fallimento della missione di Doferrari, il quale già si