Rassegna storica del Risorgimento
LEGISLAZIONE ; SICCARDI GIUSEPPE
anno
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1947
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Gaetano Mariani
Gianone quale zelatore delle petizioni faceva presente che alla Camera era giunta una petizione delTaw. Antonio Berti, *) il quale chiedeva l'abolizione del Foro ecclesiastico.
Intanto la Sinistra cominciava ad attuare il suo piano già studiato nei minimi particolari. Nei primi giorni della nuova sessione nella Camera allora uscita dalle elezioni seguite al proclama di Moncalieri dopo la ratifica della pace con l'Austria si discuteva la politica interna del Regno. Prospettando dinanzi alla Camera le continue violazioni che si commettevano ai danni dello Statuto senza che vi si fosse neppur minimamente rimediato, il BrofFerio portava all'ordine del giorno la questione ecclesiastica.
Come si vede la Sinistra inquadrava tale questione in un ambito ben preciso: la Violazione di quello Statuto che d'Azeglio aveva proclamato di voler difendere contro tutti i nemici interni ed esterni. Non si può negare che la Sinistra agisse con la massima scaltrezza servendosi della questione ecclesiastica come di una pedina per un ben più vasto gioco mentre, d'altra parte, la propaganda che i giornali estremisti svolgevano in mezzo al popolo aveva ottenuto il risultato direndere la questione ecclesiastica più popolare della politica, come ebbe a scrivere l'Azeglio stesso.
Richiamandosi all'art. 71 dello Statuto ( Nessuno può essere distolto dai suoi giudici naturali) il BrofFerio dichiarava che quell'articolo
trovava a Gaeta per definire con la Corte di Roma la complessa questione Aporti, i rapporti tra Chiesa e Piemonte vengono momentaneamente sospesi sino all'ottobre 1849, allorché viene inviato a Portici il Conte Siccardi con l'incarico di trattare dne questioni : quella relativa agli Arcivescovi di Torino e di Asti e l'altra concernente l'abolizione del Foro ecclesiastico. La missione del Conte falli: egli re accusato dalla Corte di Roma di aver trascurato di trattare i vari punti concernenti la controversia relativa alla abolizione del Foro ecclesiastico e di aver rivolta la sua attenzione soltanto alla faccenda ArticoFransoni: nella prima questione, infatti, non si imponeva come nella seconda il consenso della Santa Sede; si trattava soltanto di vedere se la legge si sarebbe fatta con loro e senza di loro . [Per un dettagliato esame di queste trattative cfr. A. BozzOLA e T. BOTTINI, Stato e Chiesa nel Regno di Sardegna negli anni 1849-1850 e la missione PineUi, in II Risorgimento italiano N. S. XIII (1920), 217-260; XIV (1921), 294-375; TOMMASO CHIUSO, La Chiesa in Piemonte dal 1797 ai giorni nostri, tre voli., Torino, 1889; PIER CABLO BOGGIO, La Chiesa a lo Stato in Piemonte, 2 voli., Torino, 1854, e soprattutto: PIETRO PIRRI, Pio IX e Vittorio Emanuele II dal loro carteggio privato (La laicizzazione dello Stato sardo (1848-1856), Roma, 1944]. Riguardo alla missione Siccardi il Pirri, ad esempio, dimostra che, per quanto nelle lettere credenziali tra gli altri motivi della sua missione si accennasse anche al Concordato, egli di fatto sul Concordato non iniziò alcuna trattativa.... II Siccardi, al contrario, nel suo discorso al Senato del 5 aprile 1850, dichiaro che le istruzioni a lui date dicevano che solo nel coso di soddisfacente scioglimento della prima vertenza avrebbe dovuto tratterò la seconda.
i) E non Domenico Berti, come dice l'Omodoo, L'opera politica del conte di Cavour, 2B ediz., Firenze, 1941, primo, p. 92.