Rassegna storica del Risorgimento
LEGISLAZIONE ; SICCARDI GIUSEPPE
anno
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1947
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pagina
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155
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Note per uno studio, ecc. 155
Per vincere questa opposizione, i fautori delle leggi in particolar modo Siccardi e Cavour insisteranno su un argomento di capitale importanza: le leggi proposte altro non essere se non un corollario dello Statuto e per nulla una violazione di esso. È necessità che il Parlamento dichiari innanzitutto come intenda lo Statuto e come intenda di applicarlo, dirà il Siccardi nel suo primo discorso alla Camera precisando nettamente i termini del problema; dinanzi al Senato, poi, il quale come nota l'Omodeo restava sempre la cittadella della vecchia classe dirigente e delle vecchie tradizioni piemontesi, il Guardasigilli dovrà insistere sulla sua tesi sviluppandola però adeguatamente. Si è detto così il Siccardi che il ministero con questa legge si scostava da quelle vie di moderazione che costituiscono il suo programma. Signori, io non lo credo. La natura temperata di questa legge va contro ai partiti estremi qualunque ne sia la bandiera..., concludendo: .... qualunque siano per essere le contingenze politiche intorno a noi, non altrimenti potremo preservare il nostro diletto paese, che stando saldi, stretti, uniti col concorso di tutte le volontà e di tutte le forze sulla base di tutte le nostre istituzioni politiche... Questa legge dimostrerà, o Signori, che il Parlamento ed il Governo hanno fede nello Statuto! Ed anche da questo lato essa può avere la sua importanza... l)
Non meno preoccupante della situazione interna era quella estera, trovandosi il Piemonte completamente isolato in Italia e in Europa. 2) L'Austria aveva assai sperato nel naufragio delle istituzioni liberali piemontesi ed ora doveva invece accorgersi che esse andavano rinsaldandosi e di continuo acquistavano nuova forza. Le istruzioni che da Vienna giungevano al Conte Appony 3) erano assai chiare: per ora limitarsi ad osservare, senza prendere parte attiva, le varie discussioni che si svolgevano in Piemonte attendendo che il corso naturale degli eventi costringesse il Regno di Sardegna a mutar strada. L'Austria attendeva dunque il momento propizio; essa era convinta che il Piemonte
X) Atti Parlamento subalpino. Discorsi Senato (Sessione 1850), p. 150.
*) Lo stato delle cose nostre lo sai scriveva l'Azeglio al Giorgini già si vede. Siamo soli, abbandonati da tuttit l'Europa contro l'Austria (Ciu-quantasette lettere di M. d'Azeglio a G. 2?. Giorgiui raccolte da M. PUCCIONI, Firenze, 1935, p. 64). D'altra parte il Co Inanelli, uno scaltro diplomatico in missione a Parigi scriveva ad Emanuele d'Azeglio negli ultimi mesi del *49: La situazione attuai", del Regno di Sardegna e considerata dagli uomini politici come uno stato di crisi... Che cosa è il Piemonte in onesto momento? Cosa conta in Europa? A Parigi, a Vienna, a Roma? Quasi nulla... (Rapporto Cobianchi, in A. COLOMBO, Carteggi e documenti diplomatici inediti di Emanuele d'Azeglio Torino, 1920, voi. I, p. 122).
aJ ANTONIO MÙNTI, Giovinezza di Vittorio Emanuele II, pp. 492-3.