Rassegna storica del Risorgimento
AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D'
anno
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1947
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pagina
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196
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196
Alberto M. Ghisaìherti
pagine autografe dell'Azeglio (fogli 183-184), poi altre su carta bianca (foglio 185-186). indi di nuovo sii azzurrina (187194), poi su bianca (195-201). Tutti i fògli dal 183 attuale al 189 erano prima stati numerati dall'Azeglio dal 210 al 216, segno evidente che si tratta di un testo precedente ai Miei .ricordi. Tutte le pagine dalla 183 in poi appaiono anche per la grafia di un tempo anteriore a quello in cui l'Azeglio scriveva questi ultimi. Nei quali ritenne inopportuno inserire un'avventura boccaccesca che in quella stesura' s'incastrava bellamente tra la composizione degli Ultimi casi e la lettura di questi ultimi in casa del Balbo. Delle correzioni di stile e di sostanza introdotte dall'Azeglio stesso nel suo testo ho già detto ampiamente altrove *) e nella mia recente edizione ho avuto modo di restituire la lezione genuina, liberandola dai tagli e dalle censure inflittile, sia pure in buona fede, dai miopi revisori fiorentini. Il lettore ha ora a sua disposizione quanto gli occorre per gustare nella stesura originale l'opera della quale Giuseppe Guer-zoni scriveva al suo apparire: Questo libro mi ha prodotto l'effetto d'un bagno preso nelle acque fresche e correnti d'un fiume dopo una lunga camminata attraverso i greti appuntiti d'un'adusta campagna . Ma al letterato garibaldino sfuggiva quello che, invece, appariva giustamente come l'elemento primo e più degno di considerazione, secondo il Moffa di Lisio, la volontà di rendersi utile anche dopo la morte al suo paese, a quel paese cui poco più di un anno prima di sparire per sempre aveva chiesto di scegliere la via del proprio destino: o diventare una nazione di sano giudizio nel deliberare, di salda tempra nel-Fesegnire, quindi rispettata e potente; ovvero una nazione di continue illusioni, consumata da sforzi inopportuni, quindi debole e dileggiata . Poiché egli sentiva più di ogni altro la necessità di cancellare l'.antico giudizio che pesava sull' Italia pel quale tante volte potemmo farci indipendenti e forti coli'amarci ed aiutarci fra noi a vicenda, e rimanemmo invece deboli e dipendenti per colpa delle insidie e degli
odii civili .2)
ALBEHTO M. GHISALBEHTI
1) A. M. GHISALBERTI, op, et*., pp. 199-210.
2) Discorso del 3 dicembre 1864 in Senato (fatto leggere da Gaetano Moscuzza), oggi in DE BUBBIS, Scritti, voi. Ili, pp. 423-441. Sui rapporti tra l'Azeglio e il Moscuzza ved. 'Éi Di CABLO, Alcuno lottare inedite di M. d*A. al sena' loro G. Moscuzza, in Annuario del R. Liceo-ginnasio T. Gargallo in Siracusa, 1925-26, Siracusa, 1926, pp. 73-83.