Rassegna storica del Risorgimento

CARBONERIA ; SOCIET? SEGRETE
anno <1917>   pagina <703>
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Nel mondo settario
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Il Lattuada, che apparteneva ai Centri, assicurò l'Olirli che non rano soli ad agire e che la società segreta dei Centri, la cui sede principale era a Mantova, si proponeva lo stesso scopo. Ai Centri era aggregato il modenese Bartolomeo Cavedoni che aveva avuto gran parte nella rivoluzione dì Modena del 1796 ed era inscritto alla mas­soneria come il Caprotti e il Gerosa. Tutti o quasi i congiurati iit somma erano ascritti a società segrete.
Dalla risultanza del processo dei congiurati militali si ricava che anima della congiura fu la società del Soccorso agli infelici la quale non era altro che quella dei Centri, (LzmsLaBest. Ansi. Doc. LXXIl, pag. 494-98) e che uno dei capi della detta società che mirava all' indi­pendenza della nazione era il Cavedoni.
In breve i congiurati crebbero di numero e organizzarono il piano di sommossa. La sera del 3 novembre radunati in casa del Brunetti, rollili, il Moretti, il Cavedoni, il Lechi e il Lattuada si concertarono tra loro, Cremona, Bergamo, Brescia'dovevano sollevarsi appoggiate dai reggimenti nazionali; le piccole guarnigioni di Peschiera e Rocca d'Ànfo si dovevano prendere di sorpresa e la cavalleria italiana do­veva marciare su Verona per impadronirsi del parco di artiglieria che quivi si trovava. Nello stesso tempo un ufficiale superiore doveva ac­correre con truppe da Castiglione delle Stiviere a Mantova e d'accordo coi Cenivi impadronirsi della fortezza. A Modena si doveva provocare una rivoluzione, imprigionare il duca e requisire le casse pubbliche per non lasciar mancare all'impresa i denari necessari
A Milano, centro dell'insurrezione, i capi della congiura militare uniti alla fratellanza massonica, dovevasi provocare la sollevazione con l'incessante rintocco delle campane a stormo, con un nucleo di guardie nazionali e di zappatori veterani, e al grido di Costituzione e Liberti?! stabilirvi il regno italico con una reggenza provvisoria dopo aver Imprigiòntd'ì governaniài austriaci, compreso Bellegardee aver costretta le truppe imperiali alla ritirata. Si dovevano inoltre organizzare squadriglie volanti di veterani e disertori in Valtellina, nei Friuli, negli Appennini: e nelle Romagne per attaccare e sconfig­gere i corpi ìaolati degli austriaci.
Ma, come è noto, mentre con febbrile attività, cercarono di or­ganizzare sollevazioni popolari* mancò loro un capo autorevole e furono traditi.
tallite, per i recisi rimiti, le speranze concentrate sul Pino, sul Fontanella sul Lechi che reputò il suo nome non abbastanza auto­ritario, sul re di Napoli che non seppe decidersi di prendere l'inizia­tiva e le pratiche iniziate col Piemonte e a Londra presso Lord Ga-