Rassegna storica del Risorgimento

GENTILINI ENRICO
anno <1948>   pagina <234>
immagine non disponibile

234 Luigi Bulferetti
patria del padre suo Domenico (sta non appare che parenti svizzeri lo aiu­tassero), quindi in Francia soccorso dal Mazzini e dagli altri fratelli. Nella Giovine Italia non mancava l'elemento proletario ') (anche allora il più esposto sebbene l'assolutismo albertino tendesse all'equiparazione dei ceti sia per meglio far risaltare la dignità regia, sia per rafforzare l'unità morale del paese, sia perchè molta nobiltà s'era di fatto accostata alla borghesia svolgendo analoga funzione economica) e il Gcntilini, quantunque non proletario dapprima e proletarizzatosi durante il lungo esilio, sentì e dimostrò vivo interessamento per le classi dise­redate sicché i suoi scritti diedero qualche contributo al pensiero sociale del Risorgimento* Probabilmente a Parigi nel novembre 1833, il Mazzini gli dimo­strava particolare stima 2) e tale testimonianza infirmerebbe il quadretto un po' letterario, derivato dal Giusti, delineato dal Faldella 3) di un Gentilini mattac­chione [che] aveva raccolto intorno a sé un nucleo di giovanotti ricchi, che fra il punch, il sigaro e qualche altro sfogo, anelavano nelle ore piccine a cantare i cori dei tre colori . *)
Nulla sappiamo di quello che il Gentilini potè fare in Francia; il suo nome non ricorre per dieci anni nelle fonti sinora pubblicate. Ritengo che dovesse dedicare il più e il meglio delle proprie energie alla soluzione degli elementari problemi dell'esi­stenza e che si sia, a un dato momento, recato altrove: nell'inedito appunto, di cui si giovò il Faldella, il Dossena afferma che trasmigrò in Turchia costretto a menar vita randagia per iscarsità di mezzi di fortuna e perchè privo di famiglia che lo sovvenisse nelle necessità dell'esistenza, mentre secondo i commentatori dell'Edizione Nazionale del Mazzini si sarebbe giovato dell'amnistia del 26 marzo 1839 e avrebbe fatto ritor­no in Italia in quell'anno. 5) Il 6 ottobre 1843 il vecchio amico suo Barberi? da Lione
1) Proprio a proposito dei processi del 1833 G. B. De Gubcrnatis, segretario par ticolare di Carlo Alberto, annotava nel suo diario (A. COLOMBO, I processi del '33 nel diario di G. B. De Gubernatis in Risorgimento italiano, 1924, fase. Ili) che il marchese Nicola Cambiano era uno de* principali promotori presso i proletarii genovesi (p. 393) e che Carlo Alberto voleva che uno almeno de' Nobili Genovesi si provas­sero, onde non vadano solo gli stracci in aria (p. 394). L'uso del termine proleta­rio si diffondeva allora in Italia nel nuovo significato; un servo degli Spinola dai co­spiratori era appunto detto il Proletario (G. FALDELLA, Ifratelli Raffini. Storia della Giovine Italia. Torino, 1895 ss., p. 666).
2) In una lettera al Bcnelli a Parigi da Ginevra del 13 novembre 1833:Sup­pongo già fatta da voi offerta all'ottimo Gcnt[ilini]. Ha egli accettato, o no? Laggiù, lo invocano di corriere in corriere, ed ogni corriere mi reca le più belle nuove dello spirito che anima quella gioventù, rinvigorita dall'annunzio de' fatti vicini. A me in­tanto gioverebbe sapere se l'accettazione è data o no, perchè, quando motivi parti­colari lo distogliessero da quella parte, io avrei altre proposizioni da fargli, e quand'egli accetti, io comincicrei ad annunciargli, e comunicargli via via varie cose essenziali , (Ed. Naz.t Appendice, Epistolario, voi. VI, pp. 431-2).
a) Op. cit., pp. 686-7.
*) I cenni biografici del Gentilini furono forniti al Faldella da G. Dossena con un foglio inedito nel Museo Nazionale del Risorgimento (2.33) che reca colla facilità dell'eloquio e coll'allegro e spiritoso conversare si era formato attorno un nucleo di giovani appartenenti ad agiata famiglia che sotto la parvenza di godere la vita fra le gozzoviglie ed i geniali passatempi di spettacoli teatrali celavano l'entusiasmo d'ar­dimento del cospiratore .
3 Voi. XXH, pp. 117 ss.