Rassegna storica del Risorgimento
TORELLI LUIGI
anno
<
1949
>
pagina
<
4
>
4
Emilia Morelli
della sua cameretta per accorrere in aiuto del fratelli emiliani. Forse la delusione di quei giorni lo portò ad odiare le cospirazioni è ad opporsi all'idea di un soccorso straniero: le promesse francesi e la scarsa organizzazione interna avevano tradito il suo entusiasmo di ragazzo. Seguirono tre anni e mezzo di impiego austriaco, che annovero tra i più infelici della sua vita per quella specie di contrasto morale al quale era sottoposto. Il suo carattere non tollerava un giuramento di fedeltà all'imperatore con restrizioni mentali: Ammettevo senza esitanza il diritto a sollevarsi per conquistare la propria indipendenza; perchè l'esser nato suddito austriaco non era un effetto della mia volontà, ma non potevo dire la stessa cosa rapporto all'impiego... giurai esser fedele, lo fui... ma agognavo la mia libertà. D questa libertà si procura all'insaputa dei parenti dando le dimissioni nel 1836: abbandonai una carriera che mi era insopportabile e che pareva un vincolo alla mia liberazione per quell'idea che si era radicata in me nel 1831. 2) Arrivato, per circostanze familiari, anche all'indipendenza economica, comincia ad occuparsi di argomenti politici e gli nasce, nel 1841, l'idea di un viaggio: decisi voler conoscere l'Italia e vedere se mi era possibile farmi un concetto della sua condizione politica, se mai vi poteva esser una speranza che pur si potesse tentare qualcosa di serio. Io non mi faceva illusione delle enormi difficoltà e per profonda convinzione detestava le congiure come la via più certa per far le vittime, la più falsa per arrivare a risultati pratici. E lo vediamo visitare Bologna, Firenze, Roma e spingersi fino a Napoli. Nelle Memorie sosterrà che ce lo studio delle condizioni politiche mancò completamente, mentre prima aveva scritto: m'informava con prudenza dello spirito pubblico dominante nelle varie contrade.3) Comunque, resta il fatto che quel viaggio, nell'intenzione del Torelli, fu di esplorazione politica: sorge spontaneo il raffronto con le peregrinazioni di un altro Italiano il quale, in quegli stessi anni, riconobbe una più grande Patria girando per le strade con una tavolozza di pittore: Massimo d'Azeglio.
Nel 1843 il Torelli è a Lucca per il Congresso degli scienziati e di nuovo a Firenze, dove, finalmente (e di questo aveva sentito la mancanza nella visita precedente), entra in relazione con l'ambiente liberale, con Vieusscux, Lambruschini, Ridoni: ritorna, perciò, a Tirano con nuove esperienze: <c l'idea politica aveva già fatto in me gran progresso, comperava opuscoli politici e lavori statìstici, quando ne trovavo, che riguardassero l'Italia.*) Sentiva, però, necessario il contatto col Piemonte, dove aveva le amicizie più care, e si decise ad andarvi nel 1844 in viaggio di nozze. Qui doveva iniziare anche la sua carriera di scrittore- politico cedendo all'insistenza del Valerio e collaborando alle sue Letture.
Anche se l'impulso immediato alla stesura dei Pensieri va ricercato nella lettura dell'opera balbiana, questi precedenti ci permettono di ritenere sostanzialmente esatte le sue affermazioni di tanti anni dopo: Il mio scritto fu il prodotto di una elaborazione non di mesi, ma di anni, esso rimonta all'epoca per me marcata del 1831, quando per lunghi mesi non fui più padrone di me stesso, e l'idea del diritto delle Nazioni alla propria indipendenza cominciò ad occuparmi all'udire la rivoluzione di Polonia, e poi nel febbraio-marzo toccò il parossismo aditi i moti di Romagna. Ho già accennato come l'idea impadronitasi di me più non mi abbandonasse, e quanto infelice mi rendesse allorché contro ogni mia convinzione fui obbligato a servire un governo straniero. Svincolatomi potei
i) Brano delle Memorie, in A. MONTI, op. cit., p. 22.
2) Dal dattiloscritto delle Memorie, così come la citazione seguente.
3) L. TOBEIJI, Ricordi intorno alle Cinque giornate di Milano', Milano, 1876, p. 35. *) Dal dattiloscritto delle Memorie.