Rassegna storica del Risorgimento
1848-1849 ; GENOVA
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1950
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pagina
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79
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Genova dal luglio 1848 all'aprile 1849, ecc. 79
mento della aristocrazia piemontese, non vuol versare sangue fraterno: il generale Fanti è molto amico di Alessandro La Marniera, se anche Pinelli gli è ostile. Gli insorti sono isolati: non hanno idee ben precise: il Censore il 3 aprile scrive: meditiamo il da fare....
I due maggiori esponenti del movimento rimangono l'Avczzana, più uomo d'azione che di pensiero, ed il Reta, anch'egli un impulsivo: gli altri sono figure di secondo piano, la cui azione si fa sentire piuttosto fra le quinte. Il Morelli, terzo triumviro, richiama in tono minore il famoso Buonarroti cui si avvicina per le idee sociali: è un uomo all'antica, un giacobino, più. feroce a quanto risulta nelle parole che nei fatti: non privo di valore personale, come dimostrerà il suo esilio a Costantinopoli) ma la cui influenza è modesta anche a Chiavari, sua residenza. Nessuno dei tre risulta decisamente mazziniano. Uno scritto del Gianuè, altro elemento in vista, prova che le idee di quest'ultimo diversificavano notevolmente da quelle dell'Apostolo genovese, in quanto avrebbe voluto l'intervento francese invece di quello piemontese in Lombardia. In realtà, nel Circolo italiano, si ripetono le due tendenze già drammaticamente affrontatesi a Milano: quella del Ccrnuschi che risiedette a Genova fino al dicembre del 1848, e quella mazziniana. Nel Celesia, autore del noto Diario, si riscontrano spunti dell'una e dell'altra: ma soprattutto trapelano residui di municipalismo. Non è una figura simpatica, sia per il tono costantemente astioso, sia per la scarsa coerenza morale (a gennaio del 1849 accetta un impiego governativo). L'aw. Ottavio Lanzotti, esponente degli emigrati lombardi, che aveva aiutato, si dimostra incapace del compito affidatogli di organizzare il presidio dei forti. L'Accame riesce simpatico per il suo desiderio di libertà costituzionale, diventalo furore in seguito al soggiorno nella Russia e nella Prussia assolutistiche, ma non si distingue per doti pratiche; l'Erede prende parte, ma è sospetto ai suoi compagni risulta da uno scritto intercettato dalla polizia forse per le sue relazioni col Peti iti; il Canale si mantiene riservalo, e consiglia la resa all'Avezzana.
II Weber ed il Borzino sono dei gregari.
I tumulti del giorno 3 aprile con l'uccisione del poliziotto Penco e del maggiore Ceppi segnano una svolta, giustamente sottolineata dall'Aiizcri: scema l'entusiasmo del popolo anche perchè l'Avezzana non è un oratore, difetto grave in quel tempo ; sorge una milizia raccogliticcia di volontari al posto della Guardia Nazionale, che aveva invece partecipato parzialmente (in 2000 su 5000 iscritti, pare) agli episodi del 30 e 31 marzo, come attcsta il De Asarta: sostiene àncora l'orgoglio municipale. La resistenza è attuata principalmente da marinai, che tengono solidamente la rocca del Faro, e dagli artiglieri disertori mossi dal timore delle conseguenze,* i quali presidiano il Castellacelo e lo Sperone. Ma il resto è tenuto, come si è visto, da incompetenti, neppur numerosi: l'intendente Rochis valuta a 4000 i combattenti all'ombra delle barricate e dei forti: inutilmente si cerca qualche tecnico fra i prigionieri clic possa insegnare il maneggio delle 400 boccile da fuoco della difesa murata.]) A. S.. <ì?ier d'Arena, e specialmente in Polcevera i Regi sono bene
La lettera di Lncìano Manara eh. in A. MONTI, Quarantotto romantico, Milano, 1948. Cfr. F. ERCOLE, Lettere di Luciano Manara a Fanny Bonacata Spini, Roma, 1939. Le lettere dell'Avezzana al Municipio del 6-7 e 9 aprile in D'ALIA, op. cit.
J) Oltre l'AIizeri cit. le relazioni dell'Aw. GIANELLI CASTIGLIONI in Museo Risor-gimento, Genova, n. 3696, importante; BnopFEitio, Storia del Parlamento Subalpino, II, p. 836; Relazione Intendenza 15 aprile 1849. Notizie interessanti si trovano pure