Rassegna storica del Risorgimento
1848-1849 ; GENOVA
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Carlo Bandi di Vesme
accolti: ai fortini del Belvedere, della Crocetta e della Tenaglia solo una trentina resìstono il giorno 4: un tentativo di riconquista fallisce per la divisione degli eforzi: si registrano tre morti. Lo sforzo della difesa si era concentrato al Bisagno: La Marmora attacca S. Benigno di sorpresa.
Il giorno 4 i consoli esteri si riuniscono alla sede del Consolato francese: il rappresentante russo parla sdegnosamente dei rivoltosi, quello inglese è loro contrarissimo, come pure lo spagnuolo : si vuole da costoro una protesta contro il Governo Provvisorio. Favre invece propone una protesta contro il Comando sardo per il mancato preavviso di prammatica. Il Reta si era rivolto al rappresentante francese per ottenere la protezione d'oltr'Alpc: il console dichiara, secondo FAlizeri, di non aver veste né istruzione per concederla, inoltre non ha che parole di sconforto. La tregua che i consoli richiedono al La Marmora non è rispettata; vi è un gruppo di ostinati che vogliono resistere a tutti i costi, e non ubbidiscono più: vista la situazione, Accame, Alberimi, Lanzotti si rifugiano sulla nave francese il Tonnerre, il Reta invece non fugge, e pur cercando un accordo con il Municipio, non abbandona solo l'Avezzana e rimane fermo con lui nel concetto di non accettare una resa a discrezione; viene trattenuto poi a forza a bordo del Vascello francese dal comandante Gasquet, ostile al moto.1) È la più bella figura del momento in un con llAvezzana, il quale si preoccuperà, unico fra tanti, della sorte dei disertori sardi.
Tutte le fonti concordano nel l'ammetter e il completo disinteresse di questi due uomini, l'assoluta probità: un accenno in contrario del Risorgimento fu nobilmente controbattuto dal Reta in ima lettera al sindaco di Genova.
Ambedue non ritenevano l'Italia matura per una repubblica; l'intento loro è l'unità degli sforzi e la lotta fino agli estremi, e in quest'ultimo conato si trovano affratellati con i repubblicani. Questi ultimi rivelano molte anime generose di giovani, spirito di sacrificio, altezza di ideali: ma difettano, almeno qui a Genova, di figure veramente eminenti. Lo ammette lo stesso console Favre: Pellegrini non osa entrare nel triumvirato perchè non gode, a torto o a ragione, della pubblica stima.
In quanto all'unità degli sforzi, il loro ideale precorreva i tempi: lo Stato sardo era governato da proprietari conservatori, appena ieri convertiti alle idee liberali, e da uomini del 1821 (Collegno, Moffa di Lisio, ed altri) fautori di una rivoluzione aristocratica, senza l'appoggio popolare; l'evoluzione del Piemonte non poteva accordarsi ancora con il resto d'Italia. Il feudalesimo aveva dato a questa regione la tradizione militare e cavalleresca, ma l'aveva separata spiritualmente dal resto dell'Italia: il ricongiungimento con le altre Provincie, ricche della tradizione comunale, richiedeva ancora decenni.
in M. pEcr/r ALBERTI, Alcuni episodi del Risorgimento italiano, Torino, 1906, che contiene la lettera della marchesa Marianna Della Marmora al marito; cfr. in particolare lettera 9 aprile 1849; inoltre in una lettera di Ponzio Vaglia, 10 aprile 1849 (funzionario sardo) in ARCHIVIO STATO TORINO, Carte Polìtiche Diverse, cari. 26, e nella Relazione del REISKT SU Genova del 18 aprile, AJVLA.E. SARDAIGNE, voi. 323, che precisa nel numero di 4000 i rifugiati a bordo delle navi francesi.
1) Reta al Console Leon Favre, 7 aprile 1849: Je veux me tirar de la faussc positi on où jc me irò uve: je pourrais ausai en tirer la ville si jc pouvais avoir un entretien avec le Gén. Àvezzana... Quel est l'etat des choscs? on me laisse ignorer tout; mais on ne me cache pas qu'on a irrite le peuplc contre tuoi en dieant quo j'ai quitte mon poste. C'est fatue; j*ai été le dcrnier à quittcr lo palaia, vous savez, Mr. le Consul ce qui est arrivé oprès . Trovasi in À.M.A.E., SARDAIGNE, voi. 323.