Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; GENOVA
anno <1950>   pagina <81>
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Genova dal luglio 1848 all'aprile 1849, ecc. 81
II disordine intanto cresceva in Genova: gli impiegati avevano, malgrado le minacce, disertato gli uffici: i facoltosi erano fuggiti.
Sotto l'influenza del ceto commerciale, i consoli e il Municipio avevano pro-posto a La Manno fa una resa, condizionata però, oltre che ad una amnistia generale, a garanzie nei confronti della composizione del Ministero.
Ma a Torino si voleva farla finita con le pressioni genovesi e con il partito repubblicano: si era protratta la risposta agli inviati genovesi per dar tempo ai rinforzi di arrivare; il generale sardo vedeva nell'Avezzana un traditore, e forse oramai riteneva l'impresa facile: rifiuta ed esige la resa a discrezione.
Altra poteva essere la via da prescegliere; credo non abbia torto Augusto Vecchi quando opina, dopo aver narralo Finn-omissione dei consoli : Giunto a tal punto il La Marniora avrebbe dovuto agire da paciere politico piuttosto che da uomo di spada . *)
Il fatto è che La Marniora, il giorno 5, si trova prima alle prese con il Castel­lacelo, e lo Sperone, e poi, superata la cinta esterna, si scontra nelle barricate, difese da elementi della .Guardia Nazionale, da un gruppo di polacchi sbarcati allora (un centinaio) e da popolani.
In questi ultimi vibrava un punto d'onore, che era condiviso dal Consiglio municipale, e faceva parte delle tradizioni dell'epoca: una resa a discrezione era disonorevole per la Città.
Irritato evidentemente dalla non prevista ed ostinata resistenza di questo pugno di uomini} La Mormora inizia il bombardamento della città senza preventiva notificazione* come era invece negli usi: l'ammette la cronaca pubblicata con le carte Erede-Petitti, probabilmente di Agostino Peti iti.
Nel rapporto del 12 aprile 1849 da lui inviato al Ministero, non si riscontra la giustificazione politica del gèsto, addotta posteriormente, e cioè di decidere i più ragionevoli ad opporsi agli estremisti, ma bensì lo stato d'animo determinato dalla tregua non rispettata, dalle perdite e dalla ripresa del suono delle campane a stormo. Evidentemente voleva prevenire i pericoli di una. lotta per le strade anguste di Genova.
Pare che le.bombe lanciate siano state 78 (così risulta da una lettera al De Son-naz), e sia stalo più lo spavento che il danno: ma l'atto ebbe conseguenze gravi per lo sdegno vivissimo che suscitò; le relazioni dell'intendente Rochis confermano i rilievi dell'Alizeri.2)
Il contrasto venne così assumendo un carattere municipale che non aveva al-l'inizio.
Gli Inglesi hanno una parte rilevante nelle ulteriori vicende. .
i) AUCDSTO VECCHI, L'Italia, Storia di due anni 1848-49, Torino, 1851, p. 348. Secondo il TiVAitoNi, il Lanza avrebbe esclamato;. Abbiamo finalmente l'insurre­zione popolare! . 4?B*J *5*
Sull'atteggiamento del re cfr. A. MONTI, La giovinezza di Vittorio Emanuele II,
Milano, 1939. Importante il Carteggio Dabormida-La Marmora in CHIALA, opera citata e f documenti dell'rcAivio Dino Castelli. Cfr. inoltre la lettera 18 aprile 1849 del Dabormida; in Carte Dabormìda, Museo Risorgimento, Torino,
2) L'Intendente Bochjs al Pinelli, 12 aprile 1849 (Ancmvio STATO TORINO, Gabi­netto Ministero Interni 1849, n. 2} ... Già per quanto si faccia l'impressione delle bombe lanciate su Genova non sarà Cosi presto cancellata: per disgrazia la Gazzetta Piemontese aggravò il male negando il fatto vero in se stesso ma esagerato quanto ai danni prodotti .