Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; GENOVA
anno <1950>   pagina <82>
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Carlo Bandi di Vesme
Fin dall'inizio il console Brown aveva assunto una posizione molto netta in favore del Governo sardo : il Favrc riferisce che stracciava pubblicamente i manifesti delTAvezzana, e che richiedeva se, con denaro, non potesse trovare gualcano che insultasse la bandiera inglese; al punto che ci si chiede in città se i britannici non aspettino che l'occasione per procurarsi una nuova Gibilterra; la popolazione ne era preoccupata. *)
Avezzana è oggetto di continui ammonimenti: Se non cederete Genova ai Piemontesi, la cederete agli Austriaci . Ma la figura più importante è quella del comandante della Vengcance ancorata nel porto, Lord Hardwick. Quando ancora, come risulta dal manifesto dell'Avezzana del 6 marzo, le speranze residue erano costituite dalla Divisione lombarda, che si voleva far giungere da Chiavari, questi entra a contatto (lo stesso giorno e non il 5 come scrive il La Marmora) con il Municipio, che spinto dalla classe dei commercianti e dal gruppo conservatore di Leopoldo Bixio tende a riaffermare la sua autorità: il Commodoro detta le proposte e si pone come mediatore, mentre la sua nave fa tacere la batteria del molo vecchio che dava particolarmente fastidio a La Marmora, e impedisce la liberazione dei forzati, tentata da un esaltato all'insaputa delI'Avezzana: viene concluso un armistizio di due giorni, con una clausola segreta che autorizzava Alessandro La Marmora ad avanzare lungo il Bisagno. Avezzana, ignaro, denuncia l'atto sleale e cerca di organiz­zare la difesa, ostacolato sordamente dagli organi locali. 2)
In sostanza si può dire che con il giorno 6 terminano le ostilità vere e proprie. Ma solo quando la Commissione inviata a Torino ebbe dato notizie buone sull'an­damento dei negoziati, il Municipio fece comprendere la sua decisione all'Avezzana, e cioè il giorno 7 marzo. 11 Censore ci illumina su questo atteggiamento, quando scrive l'il aprile: Genovesi! Genova respinse e tenne un'intera armata alle porte, ed anche oggi questa non entra che per trattato con il vostro Municipio .
Frattanto a Torino l'ambiente militare ed il sovrano erano irritatìssnni e vole­vano imporre dure misure: chi fece opera di moderazione fu il Pinelli, che aveva già introdotto il Gioberti nel Ministero per equilibrare la presenza del De Launay.
A questi fatti certamente accennava il Broffcrio, quando parlava dei meriti del Pinelli dopo Novara.
II Pinelli era miope, ma non era cattivo, e voleva evitare una eccessiva reazione-; come tutti i burocrati non amava le misure estreme: forse non voleva alienarsi del tutto i Genovesi, per cui aveva avuto parole di simpatia in uno scritto di poco antecedente.
Con intento moderatore invia a fianco di La Marmora l'intendente Rochis, il quale il 10 aprile scrive al Pinelli: Il modo di procedere del Sig. R. Commissario, arrendevole a tutte le osservazioni di mitezza che qualche volta mi permetto di fargli, lascia sperare buon esito dalla missione ed il 15 aprile soggiunge: Spiace l'espulsione di gente che dobbiamo considerare come fratelli : userò molta prudenza: deciderò caso per caso.
0 Corréspondance Favre, loco <:it 31 marzo 1849.
2) Cfr. la Relazione La Marmora, 7 aprile, ore 3 e 8 aprile 1849, 6,30 del mattino, in Avvenimenti politici e militari, 1849, ARCHIVIO STATO TORINO ; la Relazione Altzeri ; il 18 aprile La Marmora dichiarai- L'appoggio di Lord Hardwick è stato ammi­revole .