Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; GENOVA
anno <1950>   pagina <83>
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Genova dal luglio 1848 all'aprite 1849, ecc. 83
Erano i giorni in cui il nuovo re trovava il Pinelli bien faiblc sovivcnt , e diceva dei soldati inviati di rinforzo (per cui l'esercito davanti a Genova venne a noverare più di 25.000 nomini) ile seront fachés de ne pas arriver à lernps . l)
H re aveva promesso a Radetzski di frenare il partito estremo; inoltre si era paventato che la flotta accorresse a Genova. Vi era da lungo tempo contrapposizione fra l'Albini, piemontese, ed il contrammiraglio Mameli, che giustamente i Genovesi ritenevano più capace. Quest'ultimo voleva provocare la sollevazione degli Slavi del sud ed attuare una strategia più decisa: ancora le duo mentalità, la regia, metodica e cauta, e la garibaldina.
Alla notizia dei moti di Genova, a Capo Salvore, gli equipaggi si erano ribellati chiedendo o di battersi o di tornare a Genova. L'Albini era venuto a patti, promettendo di non prendere sanzioni; : promessa che non fu mantenuta? nel processo celebrato nella prima quindicina di marzo si ebbero più di cinquanta condanne. Mameli fu messo a riposo. Eppure era veramente una nobile figura: eletto deputato, difese l'operato di D'Azeglio e di Cavour dicendo al Valerio Per il meglio si sacrifica, il bene-. 2)
Le inquietudini di Torino erano comprensibili, ove si tenga presente che la flotta sarda rappresentava nelle trattative con l'Austria un atout di primo ordine, come appare dalle risposte dell'inviato Pralormo alle minacce del delegato austriaco Briick; voleva dire la possibilità di bloccare l'Adriatico.
Quale fu la partecipazione genovese al moto? Occorre distinguete. Massima, quasi totale, compreso il clero, fino al 3 aprile ;3) molto scarsa dopo, per motivi che l'Anonimo di Marsiglia precisa assai bene: Il popolo si accorse che non avrebbe potuto da solo ristabilire le fortune italiane già l'avevano ammesso i deputati di sinistra in una lettera al Reta e inoltre che forniva al Ministero un pretesto per toccare la Costituzione: s'intiepidì. 4)
11 La Marmora volontariamente lasciò fuggire tutti i compromessi ed i diser­tori, costituiti principalmente da elementi del Corpo Real Navi; non si volevano creare dei martiri; furono però perseguitati in modo particolare i mazziniani, ed il
*) Cfr. G. Rochis al Pinelli, 10 aprile 1849 in ARCHIVIO STATO TORINO, Gabinetto Ministero Interni, 1849, n. 2. Sul periodo, oltre al Monti ed al Colombo cit. cfr. gli Epistolari giobertiani, ed. Nazionale, voi. VIU e IX e soprattutto i giornali; ad es. la Gazzetta Piemontese, governativa, e la Gazzetta del Popolo (10 aprile) vedevano la questione di Genova come controversia prò e contro la prosecuzione della guerra. G. Mongi belio, conservatore, nel Panorama politico del Parlamento Subalpino, To­rino, 1849, dichiara che fra gli insorti vi furono 72 caduti e 324 feriti.
2) Cfr. GIUSEPPE CONNI, // contrammiraglio Giorgio Mameli nel 1849, in Ras­segna Storica del Risorgimento, IV, 1918; id. La Campagna Adriatica dèi 1848-49 e la famiglia Mameli, in Rassegna Nazionale, 1-6 marzo 1915. I marinai furono amnistiati due anni dopo.
3) La Marmora al Ministero Interni, 13 aprile 1849: Ella sa certamente come in generale il Clero di Genova siasi mal condotto in questi ultimi disgraziati avve­nimenti... . Fu processato il prevosto di S. Donato e fuggi a Marsiglia il parroco di S. Fede.
*) Cfr. Enarrano CRESTOKILO, Un cenno della Rivoluzione di Genova, Genova, maggio 1849 e le lettere di Giovanni Maria Mollino a Matteo Mollino del 9 aprile 1849, Museo del Risorgimento, Genova, che si ispirano a idee conservatrici; la relazione del giornale torinese La Concordia del 3 aprile 1849, la quale dichiara generale la credenza in Genova che sono gli interessi di Torino capitale ad aver determinato la rotta di Novara; gli scritti cit. di FEDERICO CAMPANELLA; G. PALLA­VICINO, Memorie, Torino, 1886, II, p. 97.