Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; GENOVA
anno <1950>   pagina <86>
immagine non disponibile

86
Carlo Bandi di Vesme
ufficiali, cui fu data la croce dei SS. Maurizio e Lazzaro, come reazione alla cam­pagna unti francese scatenata in Genova al momento della crisi romana.
Il moto ligure fu visto in Francia a seconda delle tendenze di partito: il National montagnardo, lo esaltò, basandosi su dati forniti dal Reta e forse dal Favre stesso: il Constìtutionnel lo biasimò violentemente. Più equilibrata YIllus-tration (14-21 aprile), che parla di 8-10.000 ribelli e sottolinea la mancanza di vero impegno da parte delle masse: giudizio esatto per quel che concerne l'ultimo periodo. In conclusione non si può parlare di appoggio -francese al moto, tutt'altro. Ben diversa l'attitudine della Francia verso Venezia; Paul Henry ha documentato la preoccupazione del Basti de di riparare all'onta di Campofocmio: la caduta della repubblica di Manin nel '49 segna veramente la fine di un'epoca.
Pochi degli insorti rimasero intransigentemente repubblicani: il Reta aderì all'invito di Manin: l'Avezzana rientrò in Italia con la spedizione dei Mille; il più irremovibile fu Federico Campanella, che rimase sulla breccia fino all'ultimo, ostile al La Marmora, con cui polemizzò a più riprese e non a torto, in quanto lo scritto del generale (Un episodio del Risorgimento italiano) era basato su dati forniti dal questore, uomo intransigente ed assoluto.1) Occorre anche tener conto della situazione internazionale.2)
Genova rappresentò nel 1848-49 e specialmente dall'armistizio Salasco a Novara, allorché ricevette l'apporto dell'emigrazione lombarda (si parla di 20.000 profughi), la forza viva del nostro Risorgimento, forse più di Torino. È per allora esatto quanto scrive un contemporaneo: Ogni segnale di sconvolgimento politico ordina­riamente fu dato da Genova e di li si diffuse per lutto lo Stato.
Cavour, che in quei giorni cercava di accordarsi con Cesare Balbo, era ancora un conservatore. Ma verrà giorno che Cavour parlerà tale audace linguaggio quale neppure i più accesi della sinistra si sarebbero permesso nel 1849 il rilievo è del Buffa: e Torino comprenderà che la libertà deve precedere l'indipendenza, che la finalità dinastica deve accordarsi con quella nazionale.
H moto di Genova inizia la conciliazione delle opposte tendenze.
CABLO BAUDI DI VESME
*) Lo scritto di ALFONSO LA MARMORA, Un episodio del Risorgimento Italiano, Firenze, 1875, contiene molte inesattezze. Ad es. cita un suo progetto di prendere sul fianco con Garibaldi l'esercito austriaco appoggiandosi alla Toscana: le sue relazioni dalla Valdimagra non solo non parlano di ciò, ma rivelano una viva ostilità ai democratici: se mai vorrebbe utilizzare i reggimenti svizzeri.
Giustifica il bombardamento con motivi politici, mentre furono esclusivamente militari: nega che gli insorti fraternizzassero con i soldati della Darsena, mentre risulta chiaramente dalle relazioni degli intendenti: insiste su di un'offerta di Radetzski di inviare le proprie truppe, che fu puramente formale ed orale (GENOVA DI REVEL, La spedizione di Crimea, Milano, 1891, p. 52) ; non accenna all'opera pur così decisiva di Lord Hardwick: calunnia il Reta ed il Morchio, amico di Cesare Cabclla, senza prove, insiste sul carattere municipale della lotta, senza sottolineare i primi moventi. Alfonso La Marmora era un discreto uomo d'armi ma non un politico, come risulta dagli errori commessi durante il suo Commissariato a Genova.
2) L'ambasciatore francese Bois le Comte scriveva il 30 marzo al Reiset: Dites bien au General De Launay de ma pari de frapper ferme à Génes et de resister a Turin, car on poussc le Quartier general à la rìgueur vis-a-vis dea Piemontais pour faire voir à la population Lombarde qu'ils ont été réalment battus, car on le nìe . ARCHIVIO STATO TORINO, Carte politiche diverse, cari. 25 (copia).