Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; STORIOGRAFIA
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Alessandro Carlo lì e! Iettato
serviva allo scopo, ho curalo pubblicazioni di parecchi articoli, di opuscoli, di manifesti ecc.; ho allestito mostre; in qualche centro di interesse storico ho tenuto conferenze: ho cercato cioè di tener vivo il culto verso le patrie memorie attraverso la documentazione viva e tangibile degli avvenimenti.
Altra fonte di notizie che io non trascuro, è la tradizione appresa dalla viva voce del popolo. Ogni notizia deve essere raccolta nella sua originalità e vagliata successivamente, nessuna fonte deve essere trascurata per quanto assurda ed ingenua essa possa apparire: essa può orientare verso nuòve indiscutibili fonti alle quali prima non ci si aveva pensato.
In qualche luogo, come nella sperduta zona di Ca' Tiepolo, ho interrogato persone anziane, come una vecchia popolana di circa novantanni, che mi disse di avere aiutato a raccogliere nel greto del Po le ossa dei garibaldini fucilati a Ca' Tiepolo la notte del 10 agosto 1849.
Anzi la vecchietta, ancora arzilla e infervorata dal mio interessamento, mi cantò alcune strofe di una canzone locale dell'epoca, riguardante reecidio. Si trattava di una filastrocca di strofe popolari, non prive di interesse, che mi misero sulle tracce di ricerche nuove, che mi giovarono per la compilazione di un opuscolo, che, purtroppo, non sono riuscito più a trovare, dopo i repentini traslochi subiti durante la guerra.
Di questo smarrimento mi dolgo, perchè il martirio di Ca* Tiepolo avrebbe potuto formare oggetto di una mia relazione in questo congresso, tanto più che ai nomi dei morti, già noti, le cui spoglie riposano ora nell'ossario del Gianicolo, si aggiungono altri di persone dei dintorni, fucilati nello stesso periodo, che sono finora sfuggiti all'indagine storica.
Interessanti sono i manoscritti del generale Domenico Cuerriui, storico militare di indiscusso valore. La sua opera fecondissima è di cento volumi e sono riuscito a individuarne e a raccoglierne gran parte (dico individuarne perchè Guerrini spesso non firmava le sue opere, le quali portano impressa una strana sigla della qnale sarebbe lungo spiegare il significato).
Degna di rilievo è pure la raccolta di Edoardo Piva di Padova, figlio del generale garibaldino Domenico Piva. (Anche la raccolta Piva, però è stata semi-distrutta dalla guerra). Tra le memorie del generale Piva possiamo stralciare le poche note seguenti, che credo in gran parte inedite e che interessano il nostro tema attuale, che è appunto il 1849. Esse riguardano la ritirata di Garibaldi da Roma a Cesenatico e suonano cosi: La marcia da Roma a S. Martino era stata una lunga marcia, una vera e propria Odissea, una successione di fatiche, di allarmi, di stenti, di privazioni, di progressiva esasperazione...
Quasi tutti gli ufficiali, citi per una ragione, chi per l'altra avevano abbandonato Garibaldi.
Al 31 luglio eravamo in pochi a fianco dell'Eroe decisi, come lui, a tutto osare. Il pericolo di una cattura da parte degli Austriaci e dei Pontifici incombeva su tutti ì rimasti... perciò io con i miei uomini dovetti rimanere fuori di S. Martino in avamposto per prevenire sorprese.
A mezzanotte con due compagni Luigi Verza di Rovigo, mio cugino e Giulio Emaniteli di Verona entravo ili città, di dove Garibaldi era già partito, scortato da una guardia.
A San Martino Garibaldi aveva sciolto tutti i suoi fidi daU'obbligo di prestare ulteriore servizio e noi avevamo scelta la via di altri triboli per Venezia.