Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; STORIOGRAFIA
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1950
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89
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Documenti del Risorgimento negli archivi del Veneta, eco* 89
Mutammo le nostre divìse con abiti da contadino e inosservali, scortati da tata persona pratica dei luoghi non senza ansia giungemmo sotto una dirotta pioggia, ai margini di S. Arcangelo, occupato dagli Austriaci...
E qui un brigadiere dei carabinieri pontifici li aiutò nella fuga. La sera del 1 agosto continua il Piva a circa tre chilometri dal paese fummo ospiti di tuia fattoria... Ci coricammo pieni di sonno nella stalla*. Ad un tratto il Vena ed io fummo destati dal passaggio di una comitiva a cavallo.
Corsi al cancello della fattoria e potei, benché la notte fosse alta ed oscura distinguere un gruppo di cavalieri che avanzavano a passo lento.
Arrivati i cavalli all'altezza del cancello una voce robusta pronunciò al mio indirizzo queste parole; Ehi, contadino, quanto siamo ancora lontani da Cesenatico? .
Era quella la voce del Generale, che nell'oscurità e nel nuovo abito, non mi aveva riconosciuto.
Voi qui! esclamò quando risposi alla sua domanda, Ebbene, andate subito con precauzione a Cesenatico e sappiatemi dire se è occupato dagli Austriaci.
Poi vedendo che né io né i miei compagni avevamo armi... mise le mani nelle, fonde della sella ne estrasse due pistole e ce le consegnò.
A lato a lui cavalcavano la moglie Anita, il padre Ugo Bassi e Ciceruacchio col figlio; tutti i servi più fidi l'avevano abbandonato.
Presa di nuovo la via il Verza, l'Emanueli ed io ci fermammo ad un mulino in vista di Cesenatico. Sorprendemmo il mugnaio che dormiva e da lui sapemmo che non vi erano Austriaci in paese ad eccezione di un caporale e sei Croati.,. Intanto che l'Emanueli ed io ci avviavamo verso il borgo, il Verza correva a dar notizia al Generale.
Nelle prime ore del giorno 2 di Agosto... Lungo il canale che mena al mare... cullavano quattordici bragozzi chioggiotti, pronti per la partenza,
Garibaldi montò in un'esile barchetta e affidò i remi al Piva; poi si svestì e nel deporre la sua spada ed un piccolo pugnale dal manico d'argento, quello stesso che a Roma aveva fatto deviare una palla francese che l'avrebbe certamente ucciso. Disse al Piva queste testuali parole: Ciò è quanto posseggo. L'anello nuziale e gli orecchini di mìa moglie li ho dati in pagamento atta guida...
Detto questo gettò nel mare una piccola ancora e dietro l'ancora si gettò a capofitto nell'acqua per assicurarla nel fondo per poter tirar vicini ad uno, ad imo i bragozzi impossibilitati a muoversi per mancanza di vento.
Tornò subito a galla bello come un Dio marino col petto quasi fuori dalle onde ; balzò quindi nella barca squassò i lunghi capelli e con atto energico in un attimo guadagnò la riva.
Sceso a terra chiese a Piva se possedeva denaro. Egli gli offerse il poco che aveva.
Nulla voglio egli disse mia moglie si sente male comperatemi un pò* di zucchero, un po' di rum, un pò1 di olio e (ciò mi disse a fior di labbra) qualche sigaro per me .
In quell'ora la povera Anita cominciava a sentire quei dolori che la dovevano condurre alla tomba. .
Dieci anni dopo quando giù Piva aveva dimenticato i patimenti subiti si arruolava nel corpo dei Cacciatori delle Alpi e riprendeva la marcia verso la conquista della libertà e dell'Indipendenza.