Rassegna storica del Risorgimento
1848-1849 ; TRIESTE
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1950
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Giulio Cervoni
Direi dunque in conclusione che fu proprio l'anelito alla libertà respirante l'atmosfera liberale di tutta l'Europa e collegato con un'aspirazione forse confusa ad una forma di solidarietà nazionale quello che costituisce il connettivo morale, l'idea-forza non solo del Quarantotto e Quarantanove italiano e triestino, ma di tutto il Risorgimento; le rivoluzioni di quel periodo significarono desiderio dei popoli di non essere più governati da re o da tiranni, ma di governarsi da se stessi per una raggiunta maturità.
Una ricerca che non sappia accentuare sufficientemente questo motivo potrà essere innegabilmente benemerita e per altri aspetti illuminante; ma riuscirà insieme limitante, dell'essenza più vera di nn momento quale fu quello in cui i popoli europei andarono acquistando coscienza di loro stessi, al di là e al di sopra delle pastoie della Santa Alleanza.
H Qnarantotto-Quarantanove triestino non è e non può essere storia di intenzioni e di tentativi effìmeri falliti; esso è il fondamento ideale del successivo irredentismo. In questo sta, direi, la positività del tentativo giovanilmente entusiasta dcll'Orlandini e dei suoi segnaci del 23 marzo 1848.
Io credo che con una visione siffatta noi rivendichiamo quanto di valido e di attuale c'è nel Quarantotto-Quarantanove triestino, senza ingrandire e deformare fatti ed avvenimenti che sono, in sé, modesti conati di una etite colta e coraggiosa; ina tentativi nobili e generosi che non sono stati e non saranno dimenticati.
GIULIO CERVANI