Rassegna storica del Risorgimento
MASI LUIGI
anno
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1950
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pagina
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107
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LUIGI MASI TRA LIRA E SPADA
(1846-1849)
Tra le minori figure del Risorgimento romano, quella di Luigi Mesi poca fama ha riscosso tra i posteri, che gli sono stati prodighi di ingeneroso oblio. 2)
Eppure, in quel primo ricongiungersi del patriottismo romano con la ridestata anima nazionale, tra il 1846 ed il 1849, il Masi, ebbe il suo quarto d'ora di celebrità ed il suo nome arrivò ben presto, con l'eco dei suoi versi, improvvisati alla buona, senza pretese, ma con calda passione di patria, fino a Giuseppe Mazzini, che da Londra ne scriveva al Lamberti: Saprai le manifestazioni genovesi del Congresso, il trabuffo che il Principe di Canino diede a Brignolc per il suo gesuitismo, gli improvvisi sull'unione italiana del Masi,2)
Né il suo nome era ignoto alle varie polizie italiane, che ne avevano segnalato ai rispettivi governi la sospetta attività nei Congressi scientifici e, soprattutto, non era ignoto alla polizia austriaca, che, nel 1847, l'aveva espulso da Venezia per aver avuto l'ardire di presentarsi al Congresso, che si teneva in quella città, nella divisa della Guardia civica romana, con tanto di elmo sulla testa e sciarpa tricolore al petto.
Con il Masi, per lo stesso motivo, l'Austria espelleva da Venezia il principe di Canino, Carlo Luciano Bonaparte. Forse proprio l'incontro con il principe giacobino , che nel 1831 l'aveva chiamato presso di sé a Roma, come suo segretario e precettore dei figli, aveva deciso dell'orientamento politico di Luigi Masi.
Nato in Petri guano di Assisi il 14 ottobre 1814, fu tenuto a battesimo dallo zio Michele Antonietti, la cui figlia Colomba cadde nel 1849 sulle mura di Roma. Il padre, medico, di sentimenti liberali, che gli procurarono persecuzioni da parte dei gregoriani, lo avviò allo studio della medicina nell'università di Perugia. Ma la sua inclinazione lo spingeva anche verso gli studi di botanica, di storia, di letteratura, di lingue straniere. Veniva intanto rivelando le sue doti di geniale poeta improvvisatore, che gli dovevano procurare una certa notorietà nei Congressi scientifici.
Masi è diventato poeta del Congresso , riferisce da Genova, nel 1846, un informatore del Governo pontificio, viene a pranzo alle mense comuni, ove non siamo mai meno di cinquecento, è salutato con vivissimi e generali applausi e dopo il pranzo viene costretto ad improvvisare. L'unione, la fratellanza dell'Italia, l'odio, l'espulsione degli stranieri, gli elogi e le speranze di Pio IX sono i temi ordinari
*) Poche notizie di lui si leggono: quasi tutte imprecise, molte errate. Telesforo Sarti (/ rappresentanti del Piemonte e dell'Italia nette 13 legislature del Regno, Roma, Paglini, 1880) lo dice nativo della Sicilia; Luigi Bonazzi (Storia di Perugia dalie origini al 1860, Perugia, Santucci, 1875) di Collescipoli. Quasi tutti affermano che si laureò in legge, mentre è certo che ebbe la laurea in medicina. Solo la sua attività di capo dei Cacciatori del Tevere , nel 1860, è stata esaurientemente lumeggiata da Cesare Cesari (/ Cacciatori del Tevere, in: Memorie storiche militari, fase II, 1910), del quale Lamberto Marchetti ha ricalcato le orme nel tracciare la storia di quel corpo volontario (/ Cacciatori del Tevere, Gubbio, Odcrisi, 1938).
Di Luigi Masi si conserva nel Museo Napoleonico di Roma il copioso carteggio col Principe di Canino. Altre lettere e documenti sono all'Archivio dì Stato di Roma ed all'Archivio del Musco Centrale del Risorgimento di Roma.
2) Scritti ed. e inediti di Giuseppe Mazzini, Imola, Calcati, 1919, voi. XXX, p. 229.