Rassegna storica del Risorgimento
MASI LUIGI
anno
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1950
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pagina
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109
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Luigi Masi tra lira e spada (1846-1849) 109
varie tribune si diceva, in quei giorni, di Pio IX. Egli è il levita profetato dal Gioberti e rappresenta la fede nella possibilità di stringere in un sol patto tutti gli Italiani, realizzando l'aspirazione che per mezzo secolo si era coltivata tra le rospi-razioni e le congiure. Per questo lutti i popoli d'Italia hanno salutato con letizia il suo avvento. Prosegua nel cammino intrapreso; distenda la stia mano di re dalPEridano alla Sicilia e, come nel 1571 a Lepanto, per opera di un olirò Papa, le ciurme dei barbari saraceni furono sommerse in mare, così egli ricacci dalle città d'Italia tanto spade pellegrine, onde morta è libertà . Non segua il Pepa i consigli della ciurma ribellante che Io circonda nella sua corte, a cui Satana l'anima d'atra nebbia intenebrò. Se il Papa vorrà lottare per l'indipendenza italiana, egli saprà essere il suo cantore assiduo e fedele.
Dalle aeree regioni della poesia, scende il Masi a più meditate considerazioni in una lettera all'amico Giuseppe Montanelli del 31 dicembre 1846: Pio IX non impugnerà la spada guelfa, non fulminerà la famosa bolla, ma da ogni vassallaggio abbietto, da ogni astuto intrigo si tiene evangelicamente lontano. E ciò basta per ora! Quindi non sono adulataci tutte le manifestazioni di entusiasmo... Finché il buonissimo Pio si condurrà su questa via di rigenerazione, noi saremo per esso e con esso in tutela e sostegno .1) Si noti la condizione posta alla collaborazione.
Intanto l'aver tolto le pastoie, sia pure con molta cautela, alla stampa gli schiudeva un altro campo di attività. Con Carlo Gazzola, Ludovico Potenziani e Federico Torre fu il promotore del Contemporaneo, che iniziò la sua pubblicazione il 12 dicembre 1846. Tra i collaboratori del giornale vi fu anche Giuseppe Montanelli, che inviò numerosi articoli al Masi, il quale procurava la diffusione del giornale in ogni parte d'Italia. Oggi da Roma possiamo aiutare la civiltà d'Italia , scrive al Riboli, richiedendogli articoli sulla situazione politica del ducato di Parma.
Della concessione della Guardia cìvica il Montanelli e lo Spada sono concordi nelTaltribuire al Masi il merito di aver per primo avanzato la richiesta. Nelle sue file militò fin dal suo sorgere col grado di capitano.
Quando nella sua nuova divisa, in compagnia del Principe di Canino, si recò nel 1847 a Venezia, il viaggio, finito nel modo che sappiamo, si risolvette in un trionfo, soprattutto a Livorno, Pisa e Ferrara. In quest'ultima città Luigi* Masi parlò alla folla meravigliata di quella subita e grandiosa favella , come si legge nel Contemporaneo del 18 settembre di quell'anno, che così ne riporta, per sommi capi, il discorso: Lodò il popolo di Ferrara e la sua moderazione; disse coraggiosa la sua rassegnazione, magnanima la sua pazienza, e ci fece testimonianza delle simpatie di tutti i fratelli d'Italia. Delineò rapidamente il quadro del nostro avvenire; unitati essere i tempi e prepararsi alle generazioni un'era novella. Incuorò alla concordia, alia unione, alla fratellanza ed allo studio ed esercizio delle ormi, al cui lampo brilla la speranza della rigenerazione italiana. Davanti all'Arcivescovado, dove si erano recati per far visita al cardinale Ciacchi ed all'arcivescovo Cadelini, di nuovo il Masi parlò alla folla che li aveva segniti: Lodò Ferretti, Ciacchi, Cadolini e quindi svolse il pensiero dell'eloqtientissimo padre Ventura: religione essere madre di civiltà vera e libertà noni-poter consistere senza religione; e mostrò
') G. MONTANELLI, Memorie sull'Italia e specialmente sulla Toscana dal IMI, al 1850, Torino, 1853, voi. I, p. 144.