Rassegna storica del Risorgimento
MASI LUIGI
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1950
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Antonio Cucchiari
come sia per avverarsi la storia del protettorato pontificio inaugurata e quasi divinata tra gli arcani dì un incomprensibile avvenire del grande filosofo italiano . Se bastò, in quella occasione, un ordine della polizia per espellere dal Veneto il Masi, nella sua fiammante divisa della Civica romana, Tanno dopo occorse all'Austria ben altro per ottenere lo stesso risultato! La primavera del 1848 lo vide infatti, nelle pianure venete a fianco del generale Andrea Ferrari, come aiutante ti campo.
Già dal gennaio la notizia dei cadati di Milano gli aveva strappato incitamenti alla guerra. Basterà la requie- ai morti, ma pei vivi ladroni si vogliono artiglierie-e petti forti, scrive dopo la celebrazione di un ufficio funebre nella Chiesa di San Carlo al Corso. Se Carlo Alberto volesse cancellare le passate colpe avrebbe occasione di farlo gloriosamente e con buon tornaconto. Cannoni, cannoni! Abbiamo pur pensato di fare a lui un italiano indirizzo meglio acconcio che la supplica al borbonico tiranno di Napoli . *)
Scoppiata la guerra, si trattava di testimoniare sui campi di battaglia l'ardore che aveva ispirato i suoi-versi i suoi discorsi e gli articoli scritti per il Contempo' laneo. Nello scontro avvenuto a Cornuda l'8 maggio tra i volontari romani e gli austriaci del Nugent si comportò assai valorosamente. In un elenco di militari segnalatisi in quel fatto d'armi, egli figura al primo posto: Si vide in mezzo al fuoco incoraggiare i soldati. Ufficiale distinto per coraggio, intelligenza ed amore alla santa causa. Merita i più grandi elogi . 2)
Ma l'episodio di Cornuda, oltre il valore dei volontari romani, mise in luce il dissidio esistente tra ì generali Durando e Ferrari. Scarse ed incerte notizie giungevano a Roma dai campi di battaglia del Veneto. Tra l'altro correva la voce che l'aiutante di campo del Ferrari fosse l'autore di un libello contro il Durando.
Il Masi è indignato (e lo scrive al ministro della Guerra Doria Pamphily) che aia stata creduta capace di tanto l'anima che in questi momenti sente e parla concordia tra individui e scambievol perdono e silenzio e bando a certe politiche questioni improvvide inopportune! Io non vedo innanzi agli occhi miei che l'Italia e la sua indipendenza e qua! sia Popolo Italiano, od uomo e Re che a questo pensa ed opera, è deguo di ogni riconoscenza. Protesto, contro qualunque forma d'altro pensiero .3)
Dopo la sfortunata giornata di Vicenza, una parte delle truppe romane, e con questa il Masi, si ritira a Venezia, ultimo baluardo contro l'Austria. Qui non si verrà senza molto arrossare le lagune , egli scrive al Principe di Canino. L'anima mia è piena di dolore e di sdegno, ma fiduciosa sempre, non abbattuta, non do mabilè . *)
Da Venezia segue il Masi le vicende romane, che si avviano alla loro conclusione fatale con la fuga di Pio IX a Gaeta e con la proclamarono della Costituente.. La Costituente ata bene , scrive ancora al principe Bonaparte. ma se non veggo ordinati e tosto 100.000 fucili dico con certezza di vero che non avremo ne Costi tuente né costituzione. Armi ed armati o la reazione ci vincerà; armi, anni....
Alla fine di gennaio del 1849 il MaBi è di nuovo a Roma, tenente colonnello del 1Reggimento dei volontari romani, per il quale incarico egli aveva rinunciato
-) Lettera al principe di Canino 11 gennaio 1848. Romei Museo Napoleonico.
*) Arch. Stato Roma. Collez. Bandi*
ai Arch. Stato, Roma, Archivio volontari 184849, B. I.
4) Lettera al principe di Canino, 26 giugno 1848, Roma. Museo Napoleonico,