Rassegna storica del Risorgimento

NOVARA (ARMISTIZIO DI)
anno <1950>   pagina <118>
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Corrado de Biase
presso il nemico, perchè ne prendesse norma circa la clausola relativa all'occupa­zione della fortezza di Alessandria; ed aveva pure ordinato al generalissimo di provvedere in modo da poter all'occasione riunire prontamente le truppe.
Tali energici propositi espressi dal Pinelli raccolsero segni e manifestazioni di consenso da parte della Camera. Parve che la maggioranza fosse indotta a sensi di moderazione e disposta ad attendere la relazione dei fatti e a guardare in faccia la realtà. Ma ancora una volta gli spiriti accesi e impazienti ripresero il sopravvento.
Il Lanza affermò che non si dovesse perdere assolutamente un istante nel prov­vedere alla difesa energica del territorio, e propose che la Camera si adunasse in comitato segreto per conoscere le condizioni dell'esercito e fino a qual punto questo desse affidamento e quale fosse il piano di difesa e di attacco in caso di nuove ostilità. Più esplicitamente il Mei lana espresse i suoi dubbi: già due volte si era contato sull'esercito e già due volte era fallita l'impresa; e insistette nella proposta di ricorrere in quegli estremi frangenti alle masse popolari. Nonostante che il Pinelli ripetesse l'assicurazione di voler comunicare alla Camera in comitato segreto schiarimenti e notizie il più compiutamente possibile, osservando che occor­reva pure un certo tempo per raccoglierli, Gaetano Iiargnani, dell'Estrema sinistra, sollecitò il Governo a prendere provvedimenti per la mobilitazione della Guardia Nazionale; e Cristoforo Moia, della Sinistra, chiese che il ministero manifestasse le sue determinazioni per il caso che il nemico non accondiscendesse a modificare l'armistizio.
Ormai appariva chiaro che, con una maggioranza parlamentare che esigeva notizie e dichiarazioni non tutte possibili o convenienti a comunicarsi, e che si dimostrava così impaziente, turbolenta, animata da profonda diffidenza e preven­zione contro il ministero, non era possibile governare. Uno dei più forti oppositori, Giovanni Iosti, dell'Estrema, ebbe la sincerità di dire in pubblica seduta che, se occorreva, bisognava accusare i ministri, ma non sopportarli, come aveva fatto fin allora la Camera, tormentandoli senza profìtto del paese.
Il 29 marzo, la sessione fu prorogata. Il 30, la Camera venne sciolta.
Fu un atto di energia inevitabile. E fu il primo tentativo di risolvere una situazione politico-parlamentare assai complicata e piena di difficoltà e pericoli gravissimi, alla quale porrà termine solo il nuovo indirizzo di governo che verrà inaugurato col proclama di Moncalieri.
CORRADO DE BIASE