Rassegna storica del Risorgimento
VENTURA GIOACCHINO
anno
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1950
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pagina
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119
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IL PADRE VENTURA E LA REPUBBLICA
Venne a suo tempo da più parti rimproverato al P. Gioacchino Ventura di essersi dichiarato favorevole, in un certo momento della sua attività politica e diplomatica, alla forma di governo repubblicana, e di aver caldeggiato e consigliato anzi per la Sicilia insorta l'instaurazione della repubblica. Alcuni insigni uomini politici, che ebbero grande parte nella rivoluzione siciliana del 1848, tra i quali il Principe di Scordia, il TorréaTsa, come gli furono per questo allora contrari, cosi non mancarono di fargliene carico nelle loro pubblicazioni sulla rivoluzione siri-liana. Il fatto non si presta a smentite.
Le lettere di Gioacchino Ventura al governo di Ruggero Settimo, pubblicate dal Pottino suVArehivio Storico per la Sicilia, *) non lasciano sussistere alcun dubbio in proposito.
Il Ventura additò allora nella repubblica la forma di governo adatta alle circostanze del momento, e sollecitò i suoi conterranei verso questa soluzione, cóme più rispondente al bisogno politico della Sicilia.
Ma una volta il fatto ammesso, rendesi necessario illustrarlo, perchè non si ritenga e non si arguisca da quel che ho detto, che la repubblica nel pensiero del grande Teatino fosse allora unicamente un progetto determinato dalle particolari circostanze storiche, in cui versava in quel momento la Sicilia, che invano cercava nel 1848 un Re ed invano lo richiese, e non avesse invece in suo favore motivi e ragioni di altra e più generale natura ed importanza.
Nel carteggio, nella lettera del 1 agosto 1848, si accenna agli sbagli ed alla mala fede dei Governi, e quindi si parla del risorgere del sentimento repubblicano nell'Italia Superiore.
Il Ventura vede già le porte d'Italia aperte alla repubblica e ritiene che questo cambiamento politico non tardi ad avverarsi.
In altra lettera del 14 febbraio 1849 la Repubblica romana era stata proclamata il 9 dello stesso mese il Ventura scrive non potersi più per nessuna gnisa evitare in Italia la repubblica. Questa, egli dice, vi sarà infatti liberamente proclamata, non per la forza di partiti, non per la volontà dei popoli, ma per la mala fede e per la imperizia dei Governi, che sempre dispotici ed arbitrari, nonostante le costituzioni concesse, fanno cadere nel disprezzo e nell'odio la monarchia anche sotto la forma costituzionale, e, cóme in Francia Luigi Filippo, così in Italia essi, alla loro caduta che non può essere lontana, non lasceranno altra forma di governo che la repubblica. Cosi il Ventura vaticinava prossimo l'avvento in Italia della repubblica, non perchè lo desiderasse e lo credesse utile all'Italia che anzi lo reputava funesto ma perchè indottovi dalle sopradette circostanze.
In una successiva lettera del 23 febbraio 1849 il Ventura asseriva senza meno essere caduto moralmente affatto il principio monarchico in Italia, nulla poterlo
rialzare.
Ma, oltre che nel carteggio già segnalato, il pensiero del Ventura in ordine alla repubblica si rivela chiaro e manifesto nel celebre discorso da lui tenuto il 27 novembre 1848 nella Chiesa di S. Andrea della Valle, a Roma, in occasione del servizio funebre reso alla memoria dei Viennesi morti durante l'assedio della loro città, operato dalle truppe imperiali.
*) Volume VI, 1940.