Rassegna storica del Risorgimento

VENTURA GIOACCHINO
anno <1950>   pagina <120>
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120 Eugenio Di Carlo
Questo discorso, rimasto famoso, tenuto su quella stessa cattedra di S. Andrea dalla quale l'ex generale dei padri teatini aveva detto l'elogio funebre del grande irlandese Daniele O'Connell, inneggiante ad uno stretto accordo della religione con la libertà, contiene una vera e propria filippica contro l'assolutismo regio, istituzione mostruosa, dice il Ventura, stabilita sul principio del diritto pubblico pagano, in onta ai principia del diritto pubblico cristiano.
Vi accusa il Ventura i monarchi assoluti di aver trattato gli Stati come pro­prietà, i popoli come armenti, ed anche la Chiesa come serva, la religione come strumento di polizia.
Egli esalta invece la libertà come di natura e di origine cristiana contro il despotismo di creazione pagana, e vuole instaurato il regime democratico, che abbia però la religione per base, sposato cioè con la Chiesa. Bisogna fortificare la democrazia egli dice dei più nobili istinti, delle ispirazioni più pure che discendono dalle credenze cristiane. Bisogna fare in, modo che i popoli se ne infiammino, vedendola circondata dall'aureola divina del Vangelo, che se ne rapiscano, vedendovi impresso il nome dolcissimo di Gesù. Cristo e l'emblema del­l'immortalità . *)
Ma il regime democratico ha bisogno della monarchia costituzionale per attuarsi o può anche sussistere sotto la forma repubblicana? Questa questione si pone il Ventura, il quale è esplicito. Egli dice che la libertà e la sovranità del popolo possono ugualmente sussistere, l'idea democratica si può ugualmente incarnare e con un principe costituzionale come nel Belgio, e con un presidente come negli Stati Uniti. Essenziale egli scrive ai è che la costituzione sia una verità e che emancipi veramente il comune e la famiglia come l'individuo, e che renda egualmente libero dal potere pubblico non solo l'uomo civile e politico, ma ancora e molto più l'uomo intelligente, l'uomo morale, l'uomo religioso. Senza di ciò come lo dimostra l'esempio delle piccole repubbliche spagnole d'America, il capo dello Stato sia che cinga una corona o si ricopra d'un berretto può divenire egualmente un despota, un dittatore, un tiranno . (Op. cit., pp. 11-2). E pertanto appariva al Venterà indifferente che il capo del potere esecutivo fosse ereditario o elettivo, si chiamasse re o presidente, console o imperatore.
NeìVIiUroduzione e Protesta premesse dall'autore al suo discorso funebre,2) il Ventura chiarisce e rafforza ancora più il suo pensiero col metterlo in relazione con la situazione politica generale, quale a lui si presentava.
Dopo aver ripetuto che le libertà politiche e l'indipendenza ecclesiastica pos­sono egualmente sussistere o con un re o con un presidente, egli esclude che la forma repubblicana sia una condizione assoluta della libertà.
Per quel che riguarda l'Italia egli era d'avviso che i popoli di questa non fossero maturi e non amassero questa forma politica; temeva anzi che una innovazione in questo senso potesse nel momento complicare la questione italiana, e condurre l'Italia a risultati contrari a quelli desiderati. Ma nello stesso tempo prevedeva, pur non con apprensione, che finisse col prevalere la forma repubblicana; che questa f osse la ugnatura tempori*, perchè sono sue parole testuali gli stessi governi lavorano a screditare, a perdere nello spirito-dei popoli anche la forma costituzio­nale l'unica che potrebbe oggi fare accettare e tollerare la monarchia., perchè
') Op. cit., p. 36. T/p. del Sudario, Roma. *) Ed. Roma, tip. in Via del Sudario* s. a.