Rassegna storica del Risorgimento

VENTURA GIOACCHINO
anno <1950>   pagina <122>
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122 Eugenio Di Carlo
Su questa via della conciliazione del rappacificamento di Pio IX col suo popolo, della necessità del suo ritorno a Roma, era anche e si mantenne il Governo siciliano, il quale rimase a questa posizione e non andò oltre. Le credenziali per­tanto al in tura non pervennero mai, e non mancò qualche atto di ostilità, o tale interpretato, del Governo di Sicilia nei confronti di quello di Roma, il quale ne mosse anzi lagnanza. Il Ventura non mancò-, avvalendosi della sua autorità, del suo nome e della sua influenza, di impedire eventuali rappresaglie. Egli venne in contrasto col Governo che rappresentava, il quale ad un certo punto segni la politica da esso ritenuta più consentanea ed indicata nelle circostanze date, non attenendosi per nulla ai suggerimenti ed ai consigli dati dal Ventura. Ma tutto questo esce dai limiti della mia comunicazione, la quale ha per oggetto il repubbli­canesimo del Ventura.
11 nostro Teatino insistette parecchio col Governo da lui rappresentato, porche la Sicilia, seguendo l'esempio di Roma, proclamasse la repubblica. La repubblica in Roma scrive egli il 14 febbraio 1849 è la repubblica in Italia; e hi Sicilia non può fare a meno di proclamare la repubblica . A non proclamarla, egli aggiunge, si corre il rischio che venga imposta, e questo con gravi perturbazioni ; più opportuno e più saggio venire incontro al nuovo destino storico. Egli è del­l'avviso che occorra prevenire questo grande avvenimento per poterlo regolare e impedire che minacci l'ordine, la religione e la proprietà. A che, egli scrive, discu­tere sulla utilità di questa forma di Governo, che si presenta come una necessità ineluttabile? Per la Sicilia non si tratta di altro che di consacrare uno stato di cose esistente già da tredici mesi, e cioè dall'inizio della rivoluzione. Il Ventura voleva dire che il regime instaurato in Sicilia dalla rivoluzione non fosse in sostanza che repubblicano, per cui la proclamazione di diritto non sarebbe stata che un'aggiunta alla cosa. La repubblica in Sicilia significava pel Ventura risolvere una buona volta la questione siciliana. La Sicilia si può rassettare definitivamente solo con la repub­blica, si può togliere da ogni diplomatica complicazione solo con la repubblica, si può guadagnare le simpatie e l'amicizia della Francia, di Roma ecc.. solo che essa instauri di diritto il regime repubblicano; non essere il caso di insistere ancora per avere a Re il Duca di Genova, secondogenito di Carlo Alberto, ed anche se questi fosse disposto a cingerne la corona, il principio monarchico, essendo in Italia oramai venuto moralmente meno, la Sicilia scriveva ai suo Governo il Ventura commetterebbe il più grande, il più funesto, il più imperdonabile degli errori nel costituire una monarchia costituzionale coi rottami di questa monarchia in Italia, e che dopo poco dovrebbe essa pure infallibilmente distrurre .1) Sapeva bene il Ventura come la repubblica non riscotesse nell'isola le simpatie popolari. Pietro Lanza di Scord ia, che fece parte del Governo siciliano, nel suo scritto postumo: Dei monatti accomodamenti fra la Sicilia e Ferdinando II. Memorie inedite sulla rivoluzione del 1848-49 riordinate e pubblicate da Giuseppe Pip itone Federico, scrive che la Sicilia la repubblica non la volle mai; che questa forma non ebbe mai per se il sentimento generale del popolo, nò nell'isola vi fu un partilo repubblicano propriamente detto.2) Ma sapete, scrive il Ventura, il perchè di questa ostilità del popolo siciliano per la forma repubblicana? Perchè essa dalla
') Vedi: POTTI.NO, op. di., lettera 23 febbraio 1849, pp. 32-3. 2) Cfr. il volume II delle Memorie della rivoluzione siciliana, Palermo, 1896. p. 276.