Rassegna storica del Risorgimento

DE BONI FILIPPO ; SVIZZERA
anno <1950>   pagina <137>
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Filippo De Boni e i suoi soggiorni nella Svizzera 137
medio ceto italiano; loda Mazzini ingegno gagliardo e cuor puro e nei suoi propositi saldo; loda Pio Nono; loda il conte di Castagnetto dandogli il merito di ravvivare a la chiarezza del sangue con la chiarezza delle opere. È in rapporti con Brofferio, con Maurizio Farina, con Luigi Torelli. Sprona Carlo Alberto all'azione: a Carlo Alberto si muova, armi, armi, altrimenti ha finito; invoca la solidarietà fattiva di tutti gli Italiani: è necessario mostrare che siam veramente fratelli: dobbiamo dire sacrifi­chiamoci, non sacrificatevi.
Nel 1848, nei primi giorni d'aprile, lascia Losanna e accorre a Milano; è d'accordo coi suoi amici vodesi smaniosi di dare alla città insorta qualche testimonianza di soli­darietà, e con Maurizio Farina per cui tramite il Castagnetto spera di far lui e lo stesso Mazzini strumenti di una politica di concordia nel nome di Carlo Alberto. Ma gli avveni­menti del 1848 fanno di lui, a Milano prima, poi a Bologna, poi soprattutto a Genova, infine in Toscana e nel dicembre a Roma, un rcp Ablicano ardente, e, se è lecito usare nn espressivo neologismo, un attivista repubblicano. Non dirò un mazziniano: di fronte al Maestro non sa prendere quell'atteggiamento di accettazione devota e quasi passiva di cui il Maestro ha tanto bisogno. Non è infido: ma non è nemmeno una personalità di tale rilievo che abbia diritto di contrapporglisi. Mazzini solo a intervalli fa assegnamento su lui: lo ritiene un fatuo, smanioso d'illudersi di esser preso sul serio; e raccomanda alla madre, dopo che essa lo ha conosciuto a Genova, di dargli questa soddisfazione scri­vendogli. Altri lo ha ritenuto invidioso: un suo profilo contenuto nei Misteri repub­blicani di Lavelli e Perego, è una demolizione spietata della sua personalità morale; ma è una demolizione ingiusta, l'opuscolo è tutto nn libello.
Non si potrebbero dire molte novità sull'azione politica svolta dal De Boni a Roma, dove giunse il primo dicembre, vi fondò e vi diresse per qualche settimana un. giornale. Il Tribuno, primeggiò nelle tempestose discussioni dei circoli popolari. Questo periodo della sua vita movimentata è l'unico che sia stato studiato col corredo di documenti, in una pubblicazione della compianta signorina Rosaria Corrado.
Fu mandato a Berna nei primi giorni del febbraio 1849, per iniziativa, sembra, di Michele Accursi, che allora faceva il mazziniano al cento per cento, e aveva fretta di liberarsi di lui prima che Mazzini, in viaggio verso Roma, vi giungesse; o che temesse in lui un collaboratore troppo dinamico che avrebbe dato ombra a Mazzini o piuttosto un suo proprio rivale nel cuore del Maestro. Pretesto o motivo del viaggio, chiedere volontari e spezzare i vincoli che garantivano l'afflusso di mercenari al Borbone di Napoli. Volontari e mercenari, termini che sostanzialmente si equivalgono: è il tono diverso che li fa apparire antitetici.
Il De Boni fece sul serio, e i risultati si annunziavano buoni. La testimonianza favorevole datane dal Gabussi nelle sue Memorie risale a lui; ed è merito della Corrado aver trovato e pubblicato nel suo lavoro, quasi tutte le lettere scritte nel 1851 e nel 1852 dalle quali lo storico romano la ricalcava. Ma i rapporti ufficiali inviati dal De Boni nel corso della missione ai Triumviri, né li ha pubblicati la Corrado, né, salvo uno, ho potuto rinvenirli io: ed è una lacuna grave, perchè dovrebbero essere documenti importanti, visto che anche quelle male lingue di Lavelli e Perego li definirono oc nn capo d'opera d'accortezza e di precisione diplomatica.
Resta, per questa lacuna, il dubbio che riandando nelle lettere al Gabussi queste vicende quando ormai la missione diplomatica si era trasformata in esilio, il De Boni cedesse alla tentazione di riviverle come avrebbe voluto che si fossero svolte, e le colorisse di un ottimismo che forse nei rapporti era mancato. Ma se non abbiamo i suoi rapporti ufficiali, quel tanto di documentazione che ho potuto rinvenire nell'archivio Federale di Berna, nelle pubblicazioni di giornali svizzeri, specie di quel Nouvelliste Vaudois di cui De Boni era stato collaboratore a Losanna durante il primo esilio, qualche lettera sua d'allora e qualche altro sporadico documento del tempo, ci permet­tono di confermare il successo iniziale della sua missione. Che fosse soltanto iniziale, è cosa che il precipitare degli avvenimenti, la mancanza di istruzioni da Roma e la