Rassegna storica del Risorgimento
CATTOLICI ; MOVIMENTO CATTOLICO
anno
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1950
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pagina
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141
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Por una storia del movimento cattolico italiano 141
cui uniche classi degne di attenzione sono quelle colt e, cioè, nel nostro caso, le borghesi, sono all'orìgine di tale deficienza.
Un avvenimento avrebbe dovuto rendere gli storici avvertiti del loro errore: U sorgere nel 1919 di un partito di cattolici, con un chiaro e popolare programma, partito che conquistava cento e poi centouno seggi in Parlamento. Gli storici non si posero il problema della genesi di un tale partito, non si resero conto che il suo successo non poteva dipendere solo da cause accidentali, ma presupponeva un lungo travaglio di pensiero e di attività sociale, amministrativa e politica. Anche opere insigni, come la Storta d'Italia del Croce, L'Italia in cammino di Volpe, o Uefa del Risorgimento di Omodeo, rivelano, riguardo a questo problema, disinteresse o superficialità. *)
Solo negli ultimi anni alcune meditate pagine sono state dedicate al movimento cattolico da Bonomi, 2) Morandi,3) Valeri, *) Jcmolo, 5) ed infine da Volpe nel secondo volume della sua Italia moderna. Grandi passi sono stati, quindi, compinti, ma non mancano in questi come in altri scritti recentemente apparai *) giudizi superficiali od errati, luoghi comuni troppo leggermente accolti.
Uno di questi luoghi comuni riguarda la pretesa intransigenza ed il conseguente astensionismo delle regioni meno progredite ed in particolare dell'Italia meridionale. Scrive, ad esempio, Vczio Crisafulli7) che al divieto pontificio erano naturalmente
*) Alcune felici intuizioni, riguardo al nostro problema, si potevano trovare in G. PERTICONE, Gruppi e partiti politici nella vita pubblica italiana, Modena, Guanda, 1938; abbondanti note bibliografiche in: F. CORPA:I, I partiti politici in Italia dalla Destra alla Grande Guerra, Messina, Principato, 1939.
2) I. BONOMI, La politica italiana da Porta Pia a Vittorio Veneto, Torino, Einaudi, 1944.
3) C. MORANDI, I partiti politici nella storia d'Italia, Firenze, Le Monmer, 1945. In questa, come in altre opere, la genialità dello storico non può nascondere l'insuflì-cienza dell'informazione, rivelata dalla bibliografia e resa evidente da alcuni passi come quello ove si parla di BonomeUi e Capecelatro come propugnatori della demo-crazia cristiana.
*) N. VALERI, La lotta politica in Italia dall'unità al 1925, Firenze, Le Mounier, 1946.
s) A. C. JEMOLO, Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni, Torino, 1948. Tra le molte interessanti recensioni di questo libro ricordo quella di C, MORANDI in Ponte del febbraio 1949 e l'altra di S. LENER in Civiltà Cattolica, 5 febbraio 1949.
6) Tra i molti libri recenti che, raramente seguendo criteri di serietà scientifica, si sono occupati del nostro argomento: G. COLAMARINO, Il fantasma liberale, Milano, Bompiani, 1946; G. SPADOLINI, Ritratto dell'Italia moderna, Firenze, Vallecchi, 1948.
') V. CRISAFULLI, Il Valicano e i cattolici italiani dal 1870 alla prima guerra mondiale, in Rinascita, luglio 1947. Se gli errori contenuti in quest'articolo provengono forse da scarsa informazione e dall'accettazione passiva di vecchi pregiudizi, più che da altri motivi, negli scritti più recenti, dovuti ad uomini appartenenti alla stessa corrente politica e storiografica* si va chiarendo sempre più una tesi alla cui dimostrazione quegli scritti tendono: il fine ultimo della Chiesa e dei cattolici intransigenti non sa rebbe religioso, ma politico e reazionario. Gli sforzi volti a sostenere tale tesi portano olle più gravi deformazioni. Già secondo Crisafulli fin dal 1891 (il 1898 è ignorato) si sarebbe attuata la fusione delle forze cattoliche e liberali; P. A LATRI (Appunti per una storia del movimento cattolico in Italia, in Società, giugno 1949) vede In Don Albertario il principale rappresentante del conciliatorismo dopo il 1894; G. CANDELORO (L'Azione Cattolica in Italia, Roma, 1949) scrìve un'opuscolo di propaganda ove si