Rassegna storica del Risorgimento
CARLI GIAN RINALDO ; GIORNALISMO
anno
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1950
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pagina
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153
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L'articolo di Gian Rinaldo Carli, ecc. 153
2) Lo spirito di liberta, proprio degli Italiani, è stato da essi mal usato, e fu quindi causa di tirannide, perchè non volto al fine del benessere nazionale. (Felice l'Italia, se questo cornane genio di libertà sparso per tutta questa superficie, fosse stato diretto ad un solo fine, cioè all'universale bene della Nazione ! )
3) Il concetto di nazione è il presupposto indispensabile per giungere al concetto di umanità. ( Divenghiamo pertanti tutti di nuovo Italiani, per non cessar d'esser Uomini*) Pensiero ardito per il cosmopolitismo dell'epoca, e precorritore della dottrina di Giuseppe Mazzini.l)
l) L'edizione del discorso del Carli nelle Opere certo appartiene ad una ulteriore stesura. Con ciò non s'intende dire che l'articolo o discorso predetto, nel 1765 non abbia subito delle modifiche redazionali.
In ogni modo a noi non interessa il pensiero dell'autore, ma piuttosto quella parte del suo pensiero che fu fatta conoscere al pubblico.
Ora, tralasciando le modifiche che si potrebbero dire di stile, rileviamo alcuni incastri che sono di qualche importanza, per quanto sostanzialmente non modifichino il pensiero dell'autore, ma pinttosto indichino un suo bisogno di meglio esplicare il proprio pensiero, che qui si manifesta ancor più decisamente nazionale che nell'edizione del Caffè.
Nuova obbiezione fatta all'Incognito è che la diversità delle leggi è quella ohe distingue la nazionalità. Risposta (vedasi a pag. 373):
Voi Signore siete italiano? Alcibiade affermò che sì. Io pure sono italiano disse l'incognito, dunque siamo della medesima nazione; abbiamo ammendne il medesimo linguaggio, la medesima religione, i medesimi costumi, le medesime leggi generali: che importa che voi siate nato fra certe case situate in un certo punto d'Italia, ed io fra certe altre? Che importa, che voi stando qui mangiate di grasso e andiate inmaschera i primi giorni di quaresima [allusione evidente al carnevalone milanese]; e che io, stando altrove, mangi di magro e digiuni ? Altro è, che voi vi chiamate milanese, ed io mi chiami Bergamasco, Fiorentino, Napolitano; come Antonio, Paolo, o Francesco: ed altro ch'io qui, e voi fuori di qua dobbiamo essere ammendue egualmente forestieri. Forestiere in Italia è l'Inglese, è l'Olandese, è il Busso; perchè diversi di noi pel clima, per originalità, pel linguaggio, per la religione e perle leggi.
Altro incastro è quello della divisione della storia italiana in sei epoche, di cui la sesta, quella del Carli, è l'epoca delle scimmie. Qui (a pag. 388) c'è un passo che porta il pensiero al Galeani Napione, e che può far pensare che più d'ogni altro abbia attratto lo scrittore piemontese verso il discorso dell'istriano:
Sin il linguaggio è attaccato da questo contagio di scimiottisuio; mentre nelle pulite conversazioni vergognosa cosa è il dir, per esempio, tendo o cortine invece di rideaux; canterano invece di burro, guazzetto invece di roga, braccio-lette invece di cotolette; e prende grazia al contrario, se, framezzo un serio discorso, s'illardellnno le decenti parole, perchè francesi di culdesac, di culate, di culbutè ec.
Altro incastro ancora, che dice: [...] ricordiamoci di avere due patrie, cioè, come dicca al proposito nostro Cicerone, unum naturae, alteravi juris. Quella di natura è il luogo A. B. C. dove siamo noti; e quella di diritto è l'Italia, in cui tutti siamo constituiti membri d'una nazione, che conta sino a quindici milioni di cittadini.
Raziocinio invero un po' stxauo, in quanto il jus positum dei diversi stati in cui l'Italia era allora divisa non è preso in nessuna considerazione. Ma che 6 significativo per lo spirito che animava il Carli nello stendere il suo articolo. Sicché ci sembra alquanto svigorito il passo in col si accetta che le città sieno divise in Domiuj diversi, e ubbidienti a diversi sovrani, porcile formino una volta per i progressi delle scienze 0 delle arti uà solo sistema, purchè l'amor di Patriotismo, vale a dire del bene universale della nostra Nazione, sia il Sole, che io illumini e attragga (seguiamo In questa