Rassegna storica del Risorgimento
CARLI GIAN RINALDO ; GIORNALISMO
anno
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1950
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pagina
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161
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L'articolo di Gian Rinaldo Carli, ecc. 161
quanto concerne l'opini ime pubblica, ha un vantaggio: si trova su di una gazzetta la quale, sia pure, probabilmente non usciva dai confini della legazione ferrarese, ma evi-dentemente andava in mano a tutti i curiosi di novità, dotti od indotti che fossero, dalla mente aperta alle innovazioni, come certo erano i lettori del Caffi, o conservatori. E di questo, per quanto concerne la formazione dell'opinione pubblica, si deve tener buon conto.
Ma veniamo alla conclusione e, tenendo presente l'articolo del Cadi, leggiamo quello dell'estensore della gazzetta ferrarese, che si rifa al manifesto da Ini pubblicato per annunciare l'uscita del suo periodico. *)
a Io ho avuta la disgrazia, egli dice, di non saper ben spiegarmi nel promettere al Pubblico ogni settimana qualche pezzo di Poesia scritta nella lingua del mio Paese. 2) Se avessi detto di voler scrivere in versi Toscani non sarebbe nato l'equivoco, e mi avrei risparmiata la pena di dare una Dichiarazione piò precisa* I due saggi qui da me premessi 3) fanno già vedere ad ognuno in qual" Idioma io mi prefigga di poetare, ed in questo saranno scritti gli altri squarci, che verranno ne* Numeri seguenti. 4) Alcuni, che soggiornano nella mia nativa contrada si erano giustamente allarmati credendo, che le mie produzioni poetiche dovessero essere in lingua Ferrarese. Se tale fosse stata la mia intenzione, avrei cercato di torre di mezzo ogn"altra interpretazione annunziando li miei Componimenti Poetici distesi in dialetto, o vernacolo Ferrarese. Quando però mi si chieda qual s'intenda essere il mio Paese, risponderò esser nato in Italia. Questa è, che da' pia celebri Poeti nostri viene chiamata il bel Paese, ove il sì suona, e quello, ebe Àppennin parte, e il Mar circonda, e l'Alpe. Chiunque nacque tra questi confini, ha l'onore di vantarsi Italiano, come chi nacque tra le Alpi, e i Pirenei, va fastoso del Nome Francese. Io non so, se debba ascriversi alla diversità de' Dominj nel nostro Stivale 5) il costume ordi~ nario degl'Italiani di chiamar straniero chiunque non sia della loro Città, o Provincia. Il Napolitano, e l'Abitator del Piemonte, il Genovese, e il Suddito di Venezia, il Romano, ed il Cultor dell" Insubri a sono tutti del Paese istesso, e si servono in sostanza della
*) Tale manifesto però non sono riuscito a rintracciare.
2) L'articolo del Talassi è stampato, nella sua gazzetta, in tondo. Le frasi qui riprodotte in tondo vi appaiono invece in corsivo. 3J Infatti due poesie precedono quest'articolo. 4J Nella poesia che seguiva l'articolo, tale concetto veniva ribadito:
e Tutte le volte scriverò in Toscano, <cNè, che mi cangi mai, vi fia pericolo.
S) Circa l'immagine dello stivale si può pensare ad un influsso barettiano, diretto od indiretto. Dice Mario Menghini (in Scritti scelti e annotati di Giuseppe Baretti, Firenze, Sansoni), commentando tale immagine in una delle Lettere familiari, quella datata a Falmonth il 23 agosto 1760 (nota 25 a pag. 32 dell'edizione del 1935) che così il popolo ha figurato l'Italia, e sembra che il B. sia stato uno de* primi scrittori ad accettare il vocab.
In ogni modo va rilevato che l'immagine è cara al Baretti. Nell'introduzione della Frusta Letteraria, l'immagine ricompare (... il nostro bellissimo e gloriosissimo Stivale ). Padre Appiano Buonafede, che fu poi in buoni rapporti col Talassi (vedasi la citata opera del Franceschini), nel suo Bue Pedagogo scritto contro una certa frusta pseudoepigrafa , si scaglia contro il Baretti anche per l'immagine dello stivale, con la quale elegante parola egli vuole intender la Italia, e la Italia vuole intender lui.