Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
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1950
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Bruno Gatta
per profondità di temperamento speculativo e di spirito religioso, a cercare sempre nel fondo dei problemi e delle cose. E questo abate, malato e solitario, dall'aspetto non molto raffinato, doveva essere considerato si con simpatia per la fama di pensatore, che aveva già acquistalo in patria e per la sua posizione politica, ma anche con un po' di distacco da uu ambiente che in sostanza era portato ad intendere la cultura individualisticamente, quasi come una carriera brillante,
Parigi sembra tutta un grande salotto intellettuale di una società ricca che è al vertice del nuovo regime. Il costituzionalismo liberale tace però solo alla superficie il fermento dei movimenti popolari, democratici e repubblicani; e come sempre accade alla precarietà della situazione e all'instabilità del potere rispondono una euforica spensieratezza, una illusoria sicurezza senza convinzione. Una forma di stanchezza morale sembra accompagnare il regime di luglio dalla nascita fino alla morte violenta nel 1848.
Dopo quindici mesi di soggiorno parigino, isolatosi volontariamente da molti amici e compagni, boicottato da Cousin che non gli perdonava di aver rifiutato di entrare nella sua corte filosofica, Gioberti accetta l'invito dell'ingegnere Bosco, di andare ad insegnare filosofia e storia a Bruxelles all'Istituto Gaggia. La quieta e tranquilla città belga, sarà il suo ritiro per quindici anni, durante l'ora più bella della sua formazione spirituale.
Gioberti si è spostato in un osservatorio un po' appartato da quello parigino, ma in fondo sempre nel campo francese, e a Bruxelles continua il processo di determinazione e caratterizzazione del suo pensiero, iniziato a Parigi a contatto con la filosofia politica e religiosa francese dell'epoca, nella diretta conoscenza del regime liberale nato dalla rivoluzione di luglio e dei movimenti democratici e repubblicani francesi. H programma politico giobertiano comincia a concretarsi nella precisazione di posizioni e di problemi. H primo documento di questo programma è la nota polemica con Mazzini dopo l'insuccesso della spedizione di Savoia.
2. La critica storica ha ormai superato l'idea di un mazzinianesimo giovanile giobertiano poi sconfessato e ripudiato nell'età matura. Tra gli storici più recenti vi ritornano su solo Omodeo e Vecchietti, ma molto timidamente, senza insistervi e fissando limiti e riserve.
Scrive Gentile: La verità è, e questo è punto essenziale, che quando Mazzini venne a contatto con lui, nel '33, la mente del Gioberti era formata; e quelle sue idee, che possono parere di derivazione mazziniana, in realtà traggono origine da' fonti comuni. Anche il Gioberti è un'anima profondamente religiosa, d'ispirazione ed educazione mistico-giansenistica, quali che siano state più tardi nel Primato e nel Gesuita le sue critiche contro il giansenismo. Anche il Gioberti fu nei primi anni sotto Vinfllusso del. Rousseau e del Sansimonismo, e simpatizzò pia tardi vivamente con hamennuis ; quantunque rifiutasse poi e combattesse energicamente (1841), quando meglio si determinarono le sue dottrine filosofiche e politiche, le tendenze panteistiche ed ultrademocratiche del celebre abate brettone, a proposito appunto dell'adesione che alle costui dottrine aveva fatto il Mazzini.
Del resto la famosa lettera di Demofilo alla Giovine Italia, dal 1849 in poi cavallo di battaglia della critica antigiobertiana di tutti i colori, letta attentamente non dice nulla di più di quello che Gioberti aveva già detto.
Il riconoscimento della religiosità della vita umana, secondo una acuta osservazione di Anzflotti, unisce Mazzini a Gioberti. Esso li accomuna a rappresentare,