Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
anno
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1950
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pagina
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165
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Note introduttive al Primato 165
insieme con Manzoni e molti moderati, quella tradizione religiosa che fu viva e operante in tutto il Risorgimento e fu spezzata nella formazione dello 'Stato unitario dal liberalismo laico cavouriano. Ma nella lettera di Demofilo si possono ancora fissare altre identità tra Gioberti e Mazzini. Gioberti si muove ancora sul piano caratteristico del deismo, di una religione nazionale, idealizzata come filosofia, intera e bella com'csce dalla ragione simbolizzata in Minerva uscente dal cervello di Giove, segue i temi centrali del Nouveau Christianisme e del sansi monismo, auspicando l'avvento di una nuova era religiosa pur nel quadro dell'idea cristiana, si riferisce ad un utilitarismo religioso già sostenuto dal Lamennais della prima maniera.
Sono concetti che trovano in Mazzini un apostolo infaticabile perchè la fede nell'avvento di una nuova religione era radicata fin nell'intime fibre dell'animo suo, era sentita soprattutto (e questo spiega molti aspetti del dualismo Mazzini-Gioberti) come fatto morale e non come ricerca della verità di Dio.
Ma in Gioberti l'adesione, in sede politica, alle dottrine sansimonistichc ed utilitaristiche, sembra essere piuttosto ispirata da quel senso innato di liberalismo democratico che fu una delle linee costanti lungo le quali si svolse il suo pensiero, anziché esprimere una matura ed approfondita convinzione.
Quando Gioberti auspica l'avvento di una nuova religione cristiana perchè quella che gli uomini adorano (anche Gioberti) è morta , sembra avere davanti agli occhi più l'istituzione dichiarata morta che quella fantastica dell'avvenire, e riprende, quasi a spiegarsi un fatto impossibile al suo realismo cristiano: è morta perchè i suoi dottori e ministri l'hanno svisata e guasta spogliando i simboli dei suoi misteri .
Mentre la lettera di Demofilo veniva pubblicata nel VI fascicolo della Giovine Italia, in effetti era in atto in Gioberti una totale revisione delle posizioni filosofiche e religiose del romanticismo francese, revisione- si può dire continua dato il senso crìtico con cui erano state, di volta in volta, accettate e studiate, ma ora divenuta risolutiva durante il soggiorno parigino.
Le critiche a queste false dottrine, frequenti nelle lettere del primo periodo dell'esilio, stanno a significare il superamento del deismo e del panteismo, e la loro risoluzione nel realismo cristiano della Teorica. Esse culmineranno nelle aspre critiche al Lamennais nella nota lettera alla Gazette de France del 1841. Dall'altro Iato, l'esame della situazióne politica francese e degli errori dei democratici e dei repubblicani francesi, soprattutto nei gravi fatti di Lione e di Parigi, e la preoccupazione di veder soffocata da nuove tirannidi giacobine la sua esigenza di libertà esasperata nelle ultime vicende personali, la simpatia verso i costituenti movimenti politici cattolici in Francia, in Belgio, in Irlanda e in Polonia, la speranza di poter formarne anche uno in Italia, portano Gioberti, nei; primi anni dell'esilio, alla revisione dì talune posizioni politiche, o meglio alla formazione di un vero e proprio pensiero politico, dato che esso esisteva nel giovane Gioberti solo come indistinta tendenza spirituale ad un liberalismo di tono democratico. E le prime affermazioni di pensiero politico vanno passo a passo con la concezione filosofica e religiosa dèlia Teorica e dell'Introduzione, indissolubilmente legate* perchè aspetti non dimentichiamolo dell'unico problema romantico della libertà, inteso da Gioberti nei primi tempi come problema essenzialmente idi' ricerca religiosa.