Rassegna storica del Risorgimento

GIOBERTI VINCENZO
anno <1950>   pagina <168>
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Bruno Gatta
poeto al secondo, questo cercherà solo nominalmente Dio, in verità, nel suo dramma interiore, cercherà sempre disperatamente l'uomo.
Liberazione dell'uomo? Certo è la naturale aspirazione umana, il motivo centrale di ogni movimento religioso, sociale e speculativo. È al centro del pensiero di Bonald, Saint-Simon, Lamennais, Mazzini, Gioberti. Ma come e dove l'uomo raggiunge la sua liberazione? La sola concezione di Dio non è sufficiente per rispondere, occorre la fede in Dio e fede non potenziale ma in atto, il concetto di un mitico ordine della natura e della società non basta, occorre l'adesione indivi­duale all'ordine naturale e sociale, perchè la vita umana non è una forma ma un fatto, perchè la religione cristiana non è una dottrina religiosa ma è un fatto religioso.
Gioberti riprende dal visconte De Bonald il concetto della parola come rivela­zione, del linguaggio di Dio come rivelazione di Dio, dichiara la distinzione tra il naturale e il soprannaturale, l'umano e il divino, l'intellegibile e il sopraintelle* gì bile, ripristina il valore effettivo della trascendenza; ma trascendenza e rivelazione non sono astrazioni mitiche, tra l'uomo e Dio per Gioberti non c'è l'abisso che i reazionari volevano scavare, perchè Dio ha creato il mondo. il concetto della creazione cristiana ritrovato da uno spirito cristiano nel solco della filosofìa kan­tiana, della sintesi a priori allargata dall'intelletto al mondo, proprio come vole­vano Herder, Schiller e Goethe, ma nell'intera formula, con la distinzione tra noumeno e fenomeno che non si riduce a semplice esercitazione dialettica della mente, con la ragione assoluta verità a priori attraverso la quale l'intelletto intende la realtà dei dati sensibili. l'uomo per Gioberti va a Dio nella ricerca della verità, a Dio trascendente, verità assoluta, a Dio creatore, sintesi a priori delle cose create. Il mondo delle creature di Dio è il mondo della Provvidenza di Dio, è il suo ordinamento dove ogni cosa creata è e va riferita all'utile disegno della Provvidenza.
I dottrinari del cattolicesimo autoritario parlavano di un ordine mitico lontano dall'uomo dove l'uomo può trovare la quiete dopo ogni tempesta. Era un'idealiz­zazione dell'esigenza storica, postrivoluzionaria e post napoleonica, di una genera­zione stanca, di ritrovare la sua pace, dell'esigenza sempre sentita di ascesi contem­plativa. Ma era fredda dottrina: la predicazione dell'utilità di ritrovare la fede era fatta senza fede. Lamennais aveva detto esplicitamente che la convinzione della fede non era necessaria. Il pragmatismo e l'utilitarismo religioso finivano coD'essere allora semplice istrumento dell'ordine politico e sociale della Santa Alleanza. Fuori di quell'ordine, fuori dell'astrazione mitica del cattolicesimo auto-ritorio i romantici cercavano invece di risolvere quello che sentivano essere il loro problema, il problema del secolo, il problema politico e religioso della libertà.
Sogna Chauteaubriand l'avvento di nuove ere religiose, con lui sognano apoca­littiche rigenerazioni Lamennais, Saint Simon e Mazzini, parlano dell'età sintetica che deve succedere all'analitiche; muoiono i dogmi nella soggettivistica visione di Jouffroy J) della nuova fede che sorge con la nuova generazione presa a simbolo della libertà del pensiero e dell'uomo. E Saint Simon sognando il progresso, lo accompagna con una visione organica del mondo, in un'organizzazione sociale collettiva dove si attua la rivelazione continua della nuova fede. Contro Saint-Simon sono i liberali del Globe che avevano plaudito con Jouffroy alla morte del dogma, che ripercorrevano con Benjamin Costoni, il corso della storia del
lì Vedi il saggio del JOUFFROY, Commetti les dogmes finissent, VI ed., Paris, 1901.