Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
anno
<
1950
>
pagina
<
170
>
170
Bruno Gatta
e panteistiche ritorna al teismo e al dualismo della concezione cristiana. II passaggio si compie definitivamente nel 1838 con la pubblicazione della Teorica del Sovrannaturale seguita nel 1840, dalla Introduzione alla filosofia e, nei primissimi giorni del 1841, dalla nota lettera aperta sulle dottrine del Lamenti a is.
L'edizione prima di Vincenzo è finita scriveva Gioberti in quel tempo a Carlo Rapelli e coli'anno 1840 ne è incominciata una seconda, la quale durerà fino alla morte >.
Le critiche alle nuove sette religiose sorte in Francia sono però ancora precedenti a questa data come dimostra un gruppo di lettere immediatamente posteriori all'arrivo a Parigi. D'altronde anche il superamento del panteismo si manifesta fin verso il 1834 o 1835. Con la Teorica e VIntroduzione il pensiero giobertiano prende però sicura sistemazione e l'autore trova nell'ordinamento delle idee quella sicurezza che- viene dal superamento delle proprie contraddizioni sentimentali e speculative. Nella Teorica e ncllVmroduzione si ritrovano, nell'armonia di un vero e proprio sistema, le costanti del pensiero giobertiano. È come un punto cui convergono linee diverse per dipartire ancora verso nuovi indirizzi pratici e teorici.
Nella prima lettera all'amico Pinelli da Parigi, il 13 ottobre 1833, dopo aver narrato l'avventura della partenza quasi clandestina da Torino, confessa di essersi recato ad assistere alle funzioni religiose dcWEglise catholique francaise dell'abate Già tei e della Chiesa dei Templari:
i. Tali sette possono essere di qualche utilità in questa generale estuinone del culto cattolico, il quale in questo paese è morto del tutto, anzi sepolto, e non è possibile che riviva sotto le antiche forme, ma queste forme nuove... riescono ridicole in un mondo che ride di tutto...
Il 12 maggio 1834 in una lettera ad Agostino Biagini, Gioberti ritorna sul tema della chiesa dell'abate Chàtel e scrive:
Tutto vi è puerile e frivolissimo. Un teismo dilavato e leggero, una morale forse un po' gesuitica rispetto ai costumi, tutti i dogmi annullati, il culto esterno ridicolamente rimututo, ma in sostanza ancora cattolico, e divenuto una corteccia meschina senza midollo alcuno. Ninna gravità nel predicatore, niuna pietà negli astanti; odio dei cattolici e ignoranza del vero Cristianesimo da un lato, e risate dall'altro come a scena di commedia. Napoleone vi è canonizzato per santo. L'amor della gloria una virtù cardinale. Le ombre di Voltaire e di Molière s'invitano nei sacri carmi a venire in Chiesa, Insomma la riforma dell'abate Chàtel non è pericolosa, non ingegnosa, ma fanciullesca, e di poca vita; proporzionata all'ingegno dei francesi e al regno di Filippo, col quale è nato come certi anfibi nella melma, e con cui avrà fine.1)
Il motivo dell'insufficienza delle nuove sette religiose ad esprimere il Cristianesimo rinnovato ai accompagna con quello dell'incapacità del regime cosiddetto liberale della Francia di Luigi Filippo di fondare la nuova libera società umana. Siamo nel solfo dei principi fondamentali del pensiero francese, della rigenerazione universale politica e religiosa, dell'affermazione di una nazione guida spirituale sulla via religiosa della liberta.
Ma il riconoscere che la espressione concreta di questi principi non risponde all'esigenza che li ha generati, ohe la Francia di Filippo, il popolo francese, la
'j Da Parigi il 12 maggio 1834 in Epistolario, ed. naz. a cura di G. Gentile e G. Balsamo-Cri veli ij Firenze, 19274937, voi II, p. 113.