Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
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1950
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172
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Bruno Gatta
* Nella Teorica del Sovrannaturale Gioberti sostituisce alla ragione, come quarta tappa del processo conoscitivo 2) la sovrintelligenza facoltà che si' sforza a credere nella realtà delle essenze sconosciute, una parte delle quali viene rivelata all'uomo che l'apprende non direttamente ma analogicamente. Ma nella Teorica sono, oltre alla fondamentale dichiarazione di trascendenza, altre proposizioni degne di rilievo: l'autonomia del naturale, l'errore di De Maistre, De Bonald e Lamennais di voler risolvere tatto nella religione, la possibilità di congiungere sensibile e intellegibilc con la sintesi a priori kantiana.
Proposizioni tutte che preparano la concezione della formala ideale, l'innesto del kantismo nel Cristianesimo, attraverso il concetto della creazione, il risalto dato da Gioberti all'esistente alla civiltà umana e alla storia, principio, quest'ultimo, alla base del Primato. Civiltà e religione sono distinte, ma non separate, come distinti ma non separati sono Stato e Chiesa, basati l'uno sull'ordine naturale e l'altra su quello sovrannaturale.
Le due parallele non sono tali all'infinito, che finiscono coll'incontrarsi nel princìpio del Dio trascendente, ma quel che importa notare avverte Gioberti è che l'ordine sovrannaturale si manifesta in linea diretta oltre quello naturale non superando o negando quest'ultimo ma approfondendo Io sforzo della natura e della ragione umana. La vita di ogni giorno, la civiltà e la storia, l'intelletto e l'uomo acquistano così un alto valore cristiano.
Alla Teorica segue Ylntroduzione alla Filosofia, meditata e scritta tra il 1838 e il 1839 e pubblicata nell'agosto del 1840, l'opera filosofica più organica del Gioberti. Gli otto capitoli del libro, rimasto, com'è noto, incompiuto, perchè alla parte teorica non si accompagnò mai quella storica che pur doveva precederla, riprende i motivi antipanteisti e antipsicologisti della Teorica svolgendoli nella forma ideale dell'Ente che crea l'esistente e dell'esistente che ritorna all'Ènte.
Tralasciando qualsiasi esame teoretico della formala giobertiana, merita però sottolineare l'ampliamento della sintesi a priori kantiana dal campo della conoscenza a quello dell'essere e l'applicazione del concetto di concretezza al termine della percezione ideale.
Tatto Gioberti, la sua vita e il suo pensiero, il suo razionalismo, il suo tradizionalismo, il suo panteismo, il suo deismo sembrano convergere insieme nella compiutezza della formula ideale.
Vi si riconosce il Gioberti di sempre, della giovinezza e della maturità, della formazione torinese e dell'esilio. Kant e Vico, Saint Simon e Chateaubriand, Manzoni e Jaeobi sono i suoi ispiratori vicini e lontani. L'Introduzione resta il fulcro della sua opera e del suo pensiero, cui è arrivato per vie diverse secondo le grandi direttive delle costanti spirituali insite nel suo temperamento e nella sua formazione.
La distinzione tra ordine naturale e ordine sovrannaturale ora non è più affermazione isolata, è completata dall'esame del rapporto tra i due ordini, il vicinano immergersi nella storia non è più aspirazione indistinta, ma ha trovato la sua sistematica formulazione.
E se la prima parte dell'Introduzione, quella storica, non è mai uscita, se egli non potè darci, sulla base della sua formula, una visione universale della storia;
l) Vedi una serie di lettere ad Ornato del gennaio-febbraio 1833, Epistolario eft, voi. I, pp. 142-152.