Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
anno
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1950
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pagina
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173
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Note introduttive al Primato 173
umana non per questo quei prìncipi ideali non ebbero applicazioni reali e concrete, che ncìVIntroduzione la concezione politica si salda a quella filosofica e religiosa.
Contro tutto il pensiero illuministico del Settecento e quello naturalistico della contemporanea democrazia francese Gioberti afferma che l'eguaglianza esprime una relazione materiale, matematica, inorganica: non che essere un principio di scienza, diventa una fonte copiosa di errori e di paralogismi, se non si tempera, subordinandola ad un'idea più eccelsa più feconda e autorevole... La mera demo-crazia non può sussistere né durare, perchè radicalmente inorganica e l'organizzazione sociale è gerarchia, la quale presuppone che i vari diritti siano inegualmente compartiti a proporzione dei meriti .
Il vero sovrano non è dunque né la folla né la persona: la vera sovranità sta nell'Idea che distribuisce equamente la sua forza di attrazione sul consorzio civile. Il principio di gerarchia porta una aristocrazia naturale ed elettiva al centro del principato ereditario, formando un tipo di rappresentanza politica, ripreso e sviluppato poi nel Primato.
In conclusione, negazione di ogni forma di panteismo politico (democrazia: esistente che crea l'Ente; dispotismo: l'esistente che non ritorna all'Ente) ma espressione concreta e reale della formula ideale.
II sommo potere dice Gioberti discende dall'alto e si dirama successiva* mente nelle parti inferiori, levando gli umili alla propria altezza: il principe non si fa popolo, ma il popolo entra a far parte del principato. Oggi invece di innalzare lentamente e saviamente i popoli, nobilitandoli, si deprimono, si volgareggiano i governi e quindi si snervano gli Stati.
La formula ideale e la concezione politica deli'I ntroduzione, base del Primato, sono il punto di maggiore tensione della polemica su Gioberti.
Sulla teoria dello Stato, disegnata nellTntroduzione, Anzilotti fa le seguenti considerazioni: lo Stato acquista così un alto valore etico. Il Gioberti prelude alla concezione che dell'istituto statale ci daranno in seguito gli idealisti hegeliani, come Bertrando Spaventa e A. C. De Meis. Egli avrà sempre Vocchio vigile e penetrante nella realtà politica in mesto alla quale dovrà agire, per dar corpo olle sue idee e a seconda delle condizioni di fatto cercherà di graduare il suo pensiero. Ma tuttavia è sua gloria l'aver elaborato, attraverso alla sua filosofia, il concetto dello Stato liberale, quale lo vagheggiarono durante il nostro Risorgimento, pochi solitari, in assoluto contrasto con la miserevole realtà del paese.
Divisione dialettica, dunque, per Anzilotti, tra pensiero e realtà, applicazione anche sul piano della dottrina politica della formula dello Spaventa. Tullio Vecchietti per parte sua dopo aver giustamente osservato la prevenzione di Gioberti verso le masse, e come ciò lo portasse a sottovalutarle storicamente e al con* seguente disorientamento dopo il febbraio 1848 ripete il motivo del pragmatismo della dottrina politica giobertiana che rifletteva una concezione meccanica ed estrinseca della storia .
Tralasciando il machiavellismo dell'Omodco, vediamo Gentile. Questi sembra rispondere, con parecchi anni di anticipo, a quello. Realismo nel senso me-dìoevale era la gnoseologia e la metafisica del Gioberti, di contro allo psicologi' smo roamìninno; e realismo in senso analogo vuol essere la sua politica. In un senso, cioè, che non è antiquato perchè medievale, ma è, semplicemente, più prò-fondo di quello in cui volgarmente si parla oggi di realismo! perchè nel senso giobertiana la realtà non è quella degli empiristi, a cui s'appella d'ordinario il