Rassegna storica del Risorgimento

GIOBERTI VINCENZO
anno <1950>   pagina <174>
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Bruno Gatta
falso machiavellismo, ma la realtà vera, che il pernierò attìnge soltanto se si rende conto della logica della storia.
Ma il realismo storico'giobertìano aggiunge Gentile è il suo cattoli­cesimo.
Profonda l'intuizione gentiliana di non separare in Gioberti religione e storia, come fa invece Anzilolti quando, per vedere nell'abate subalpino solo uno dei momenti dell'idealismo assoluto hegeliano, avverte nella sua azione politica un certo gradualismo utilitaristico. Ma Gentile si arresta davanti al concetto della men­talità assoluta o pura proclamata da Gioberti.
L'abate subalpino nega il deismo razionalistico dell'umanitarismo religioso fran­cese anche se esso si oppone all'ateismo settecentesco, nega il concetto hegeliano nella volontà universale come volontà razionale anche se esso si oppone al natura­lismo democratico. Perchè anche il razionalismo finirebbe col ridursi ad una forma di sensismo individualistico se rimanesse nel circolo chiuso dell'umano, del soggetto finito, dell'immanente. Occorre, per Gioberti, rompere il cerchio, guar­dare al di fuori del naturale nel sovrannaturale, fuori della vita umana nella tra­scendenza.
Il realismo che Jacob! e Gioberti oppongono agli idealisti acquista così il suo vero significato; per Jacobi e Gioberti il kantismo non si perde nel labirinto idea­listico del pensiero-Dio, ma resta come un grande varco aperto a tutte le possi­bilità della filosofia moderna.
5. H Primato è il libro più noto, dopo i Promessi Sposi, del Risorgimento. Intorno ad esso è una ricca tradizione storica che ce Io tramanda, più che come un testo di dottrina politica, come l'inizio dell'azione moderata.
È di Cesare Balbo, invero, la definizione che il Primato più che libro fosse azione. Dopo cento anni, in piena revisione critica della storia del Risorgimento, il giudizio di Balbo e la tradizione storica sorta intorno a questo giudizio restano veri nella sostanza.
Vuole inoltre la tradizione che il Primato abbia come fonti esterne gli scritti storici del Balbo, il libro Dell'Italia di Tommaseo, la storiografia italiana e soprattutto 'subalpina dei primi otto lustri- del secolo decimonono, gli scritti di Rosmini e dei liberali, moderati e democratici italiani dell'epoca; come fonti interne immediate i carteggi del Gioberti con Balbo e Maini ani (quest'ultimo esortò il Gioberti a scrivere un libro come il Primato), le polemiche rosminiane, il trattato Del Buono, scritto quasi contemporaneamente al Primato.
Anche per le fonti la tradizione è ancora valida, solo occorre avvertire che il termine e fonte va preso qui più che mai in senso lato, data la caratteristica personalità dell'abate subalpino, il suo vulcanico pensiero romantico, la confluenza nel suo spirito di elementi diversi. Fonti vere del Primato sono, in realtà, tutte le tappe dell'itinerario spirituale del sacerdote piemontese, tappe cristiane, tedesche, francesi, italiane, il Primato essendo la sintesi del romanticismo giobertiano.
Ma il Primato non è un punto d'arrivo dèi pensiero di Gioberti, è soprattutto un punto di partenza. Da una parte, il Primato segna l'inizio effettivo dell'azione diretta giobertiana nella vita politica del paese, dall'altra rappresenta il momento à avvio di quel grande movimento di opinione pubblica che, sì chiamasse neo guelfismo o moderatismo laico, vide intorno a se svolgersi il processo politico e sociale del Risorgimento. Omodeo. con l'insuperabile avversione verso il Gioberti