Rassegna storica del Risorgimento

GIOBERTI VINCENZO
anno <1950>   pagina <175>
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Note introduttive al Primato
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e il neoguelfismo, scrive ohe l'opera famosa nasce invecchiata, come se idee invecchiate avessero potuto suscitare il più grande movimento di opinione pubblica italiana, entusiasmo e dispute, tanto che la storia italiana dal 1843 al 1848 si può dire storia del mito neoguelfo, sorto appunto dal Primato giobertiano.
Invecchiato, forse, se astraendo dal carattere unitario del libro se ne prèndono alcuni motivi staccati, ed allora, per es., il concetto della federazione' italiana apparirà un concetto già più volte esposto risalendo, per restare ai tempi moderni, fino a Gal cani Napione. E federalisti erano anche molti progetti, più o meno anonimi, dell'epoca del Congresso di Vienna e dei primi anni della restaurazione, federalisti erano Santarosa, Maro cubetti, Giampietro Vieusscux, molti Carbonari, i Guelfi; stravecchie appariranno quelle che Vico aveva definito borie nazionali e che furono richiamate in vita da Gioberti per compiacenza della tradizione, ma l'essenza del Primato, religiosa, liberale e politica, è quanto mai viva e operante, essa resta, pur dopo le critiche di avversari e seguaci del neoguelfismo, a rappresen­tare l'armatura del moderatismo del Risorgimento, uno dei motivi, con Manzoni e Mazzini, della tendenza religiosa del nostro movimento nazionale.
Più serenamente Anzilotti riconosce che il Primato nasce dalle viscere di tatto il pensiero filosofico e religioso del Gioberti... tutto ciò che sembra eccessivo, utopistico, artificiale ad un lettore frettoloso, acquista un bel altro valore per chi non stacchi arbitrariamente l'opera dai tempi e dallo sviluppo intellettuale gio­bertiano .
Osserva ancora Anzilotti che è vano cercare i precursori, perchè se si volesse cercarli pazientemente sarebbero, vicini e lontani, riformatori religiosi e civili, una schiera innumerevole.
In verità, più che i precursori, interessano i successori. Sono essi che prendono Perfidila del Primato; è l'opera di revisione del disegno neoguelfo giobertiano che, nella divergenza delle posizioni, penetra in profondità nelle masse italiane, por­tando il problema della libertà della patria sul piano religioso.
6. Esce dunque nel maggio del 1843 il libro chiaro e preciso. che richiama il papato alle sue responsabilità e alla Sua missione, sollecitato da Mamiani. Esso ha per base il programma esposto nelle notissime lettere scambiate tra i due filosofi tra l'autunno 1840 e la primavera del 1841; i principi di dottrina politica fissati neWIntroduzione, l'idea fondamentale enunciata nello scritto Del Buono, essere necessario, cioè, al risorgimento d'Italia nn laicato sacerdotale, che avesse fede nel suo compito ideale e civile, come l'ebbero, gli antichi sacerdoti o i ceti laicali educati e guidati dal sacerdozio*
HeWlntroduzione commenta Anzilotti a rimettere ordine e disciplina nel pensiero, a restaurare la fiducia nella scienza, s'invocava il ritorno alla concezione di una verità obbiettive, distinta dalle coscienze singole, che le fanno ossequio come ad un principio direttivo ed assoluto di certezza. Se si trasporta questa con­cezione nella vita civile e si sostituisce all'idea oggettiva dell'ente creatore l'istituto del sacerdozio, dal quale trae alimento il corso della civiltà, abbiamo lo scheletro e la spina dorsale del Primato .
Questa è opera essenzialmente storica, è mia e fantasia gioconda tra il passato e il presente della storia italiana e cristiana, che nel motivo sentimentale della gloria del genio nazionale sta ad esprimere l'incitamento agli Italiani a rifarsi alle loro tradizioni.