Rassegna storica del Risorgimento

GIOBERTI VINCENZO
anno <1950>   pagina <176>
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Bruno Gatta
In questa visione del passato vi è un elemento nuovo che dà unità e valore di certezza al quadro storico: lo spirito kantiano e romantico che si innesta sul vitale principio dell'universalismo cristiano.
E il Primato è la conciliazione, secondo il metodo cristiano la mediazione*, degli elementi concreti della realtà in una concezione ideale che non vuole essere né estrinseca uè astratta.
Se è vero che la rievocazione del passato, latta dall'abate subalpino, ha accenti commossi, se La storia d'Italia e del Cristianesimo, appare trasfigurata alla sua fantasia come in un sogno, è da questa fantasia e da questo sogno che egli ricava un'alto insegnamento morale che consente, a lui e al religioso popolo italiano, di conciliare le consuetudini con le speranze, di ritrovare il punto ove il deside­rabile, per dirla col Manzoni, si incontra col miscibile.
10 mi sono figurato l'Italia scrive il Gioberti non già qual è, ma guai dovrebbe essere e quale potrebbe divenire, non salo senza scossa violenta e senza miracolo, ma naturalmente e con somma agevolezza, quando bene si educassero i germi salutiferi in essa racchiusi. E mi avvenne di intrinsecarmi per modo in questa fantasia gioconda che osai quasi sperare che un giorno ella sia per verifi­carsi; e anche ora, considerandola con animo riposato, non so affatto divezzare l'animo mio dalle dolcezze di tale speranza*
E per la speranza che un giorno il sogno dell'anima si avveri è necessario non isolare i vari motivi della situazione presente, astrattizzandoli, ma conciliare -forze e tendenze per il raggiungimento dello scopo.
Così i punti del programma politico del Primato, la federazione, i principati, le consulte, il Papato, l'Austria ecc., trovano la loro giustificazione morale e ideologica in una concezione reale e cristiana della storia.
Gioberti diventa l'interprete dell'opinione moderata perchè questa corrisponde al realismo del suo pensiero filosofico e politico .
11 concreto significato storico del Primato è stato riconosciuto da Gentile e da Anzilotti, perchè legato intimamente all'essenza dell'idealismo giobertiano.
È un giusto riconoscimento, viziato solo dalla concezione della storia come logica e dell'Anzilotti e del Gentile, una concezione completamente opposta a quella cristiana, reale del Gioberti.
Se si cerca un'astratta linea logica nella concezione storica giobertiana, quando ci si trova davanti all'insuperabile realismo dell'abate torinese, si finisce col cadere nell'interpretazione machiavellista che prima di essere di Omodeo e di altri storici fu di Brofferio e dei brofferiani.
Solo riconoscendo la religiosità, lo spirito cristiano del romantico abate Gio-berti si pud intendere storicamente la sua filosofia, la sua politica.
E allora si vedrà serenamente, liberatisi dai molti pregiudizi, passati e recenti, che anche Vincenzo Gioberti, come Mazzini, Manzoni, Balbo e Cavour, può essere annoverato tra i formatori morali dell'Italia .
Non si può studiare il Primato staccandolo dai cinque anni che lo seguono, dal processo di revisione e di formazione che si svolge intorno ad esso. Sarebbe separare un corpo vivo, non intendere la bellezza di quelle pagine, il segreto della loro attualità storica, il morivo essenziale di esse, ciò che noi didamo realismo religioso
del romanticismo giobertiano.
BRUNO GATTA