Rassegna storica del Risorgimento

1798 ; 1849 ; REPUBBLICA ROMANA (1798-1799) ; REPUBBLICA ROMANA
anno <1950>   pagina <179>
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Due esperienze repubblicane in Roma (1798-1849) 179
giamento l'ostilità chiaramente delineata! della grónde maggioranza delle popo­lazioni degli ex Stati pontifici net confronti della Repubblica romana, ostilità sempre latente ed espressa in forme dì resistenza passiva, accanita e sorda, che ora qua ed ora là, specialmente nei dipartimenti che, per la loro posizione geo­grafica di confine, erano più facilmente soggetti ad influenze straniere, esplodeva ili' insurrezione aperta.
Nelle stesse forze destinate ad essere il fulcro della nuova Repubblica, con­trasti non meno violenti impedirono die si desse mano al suo consolidamento. La parte moderata dei patrioti romani, quella che in larga misura era stata chiamata ad assumere posti di responsabilità nel governo della Repubblica, si trovò di fronte l'ala estrema giacobina costituita dagli emigrati romani e da quelli meridionali venuti al seguito dei Francesi. Questi avevano la loro tribuna nei clubs e quando l'intemperanza dei clubs determinò le autorità francesi a scioglierli, la loro opposizione continuò nella stampa periodica e, soprattutto, nel Monitore di Roma*
A questi contrasti di fazione si ricollega, in parte, il contrasto tra i poteri costituiti della Repubblica, tra Consolato e Parlamento, e, nell'interno stesso del Parlamento, tra il Tribunato, più aperto ad accesi ideali rivoluzionari, ed il Senato, che tendeva a versare sui giovanili bollori dei tribuni l'acqua fredda della maturità. Queste opposizioni vanno poi considerate ned quadro generale del con­trasto tra potere militare e potere civile francese, cioè tra i generali dell'armata di Roma e la commissione del Direttorio esecutivo.
Oltre a ciò, la gravità del dissesto finanziàrio, già manifestatosi negli ultimi anni del governo di Pio VI ed esacerbato dalle spoliazioni francesi, era tale da togliere ogni possibilità di sussistere a qualsiasi forma di organizzazione statale. Le casse della Repubblica semivuote impedivano ogni finanziamento più necessario. Gli impiegati ed i militari, sempre in arretrato con i loro stipendi, accrescevano il disagio e l'agitazione, mentre la carta monetata, attraverso una serie di provvedimenti, spesso poco tempestivi ed opportuni, godeva sempre mi­nore fiducia e per conseguenza scemava sempre più di valore.
A questa critica situazione finanziaria si aggiungano le disperate condizioni dei dipartimenti, specie in quelle regioni che, per essere situate a cavaliere delle grandi linee di comunicazione, erano maggiormente oppresse a cagione delle impe­riose necessità delle truppe francesi in transito. Da ultimo le difficoltà delle comunicazioni e l'abbandono delle coltivazioni, determinato dall'insorgenza, la impossibilità di rifornirsi dall'esterno a causa della guerra di corsa condotta da inglesi e da barbareschi lungo i litorali tirrenico e adriatico, determinarono una penuria tale di viveri da rendere assai difficoltoso l'approvvigionamento dei centri maggiori ed in particolare della città di Roma,
TI regime di libertà nello Stato romano ebbe inizio con il più esòso sfrutta­mento delle già scarse risorse del suoi abitanti e, poiché un popolo veramente libero non si sarebbe assoggettato a vedersi spogliato, i Francesi, creando la Repubblica romana, la vollero strettamente legata ed asservita e studiarono, negli ordinamenti costituzionali che le diedero, le formule che giuridicamente consa­crassero tale servitù
Tali ordinamenti riproducevano sostanzialmente lo disposizioni della Costitu­zione francese delPanno III ed avevano comuni con le Costituzioni delle altre Repubbliche italiane del triennio rivoluzionario alcuni punti fondamentali: asso-