Rassegna storica del Risorgimento

ROMANIA ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1950>   pagina <189>
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Il mito di Garibaldi in Romania 189
opuscolo di propaganda austriaca rivolto ai Romeni della Transilvania. Dalla pagina 9 risulta perfino la data dell'apparizione, marzo o aprile 1862, secondo le concio* ioni a cui portano le indicazioni sulle esportazioni dei prodotti tra il 1850 e, inclusivamcnte, il 1861. L'opuscolo conclude che Garibaldi non possa portare altro che la morte tra la gioventù nella povertà e miseria. La mano austrìaca è palese dal tono, dalla frase, dagli argomenti adoperati, da qualche parola conservata nella forma tedesca (October, December) e da qualche calco della sintassi tedesca, ele­menti che ci fanno pensare che l'opuscolo sia stato tradotto dal tedesco e che l'originale, con adatte modificazioni, sia servito a simili traduzioni anche in altre lingue per i popoli del conglomerato politico absburgieo. Le .frasi iniziali mostrano che la popolazione si aspettava una nuova guerra e si preparava per una forte azione: Senza dubbio in primavera irromperà la lotta. L'anonimo consiglia di non prestar fede ai seminatori di menzogne, ammonisce gli agitatori e colpisce il mito Garibaldi che trascina gli animi a falsi entusiasmi. Vuole sostituire invece un altro mito: un Garibaldi spauracchio, seminatore di ingiustizie e disordini. È del tutto importante il passo che cerca di spiegare ironicamente la leggendaria fama del condottiero. Qui l'autore tenta un linguaggio popolaresco, si appoggia sul senso realistico e sullo spirito di moderazione dei contadini romeni e sfrutta la loro antipatia contro i soldati ungheresi detti usseri, che indossano uniforme rossa, e contro Kossuth che rifiutava di riconoscere alcun diritto ai Romeni di Transilvania, accennando furbescamente che i garibaldini sono vestiti da usseri e che Kossuth è l'amico di Vittorio Emanuele e di Napoleone: Poi viene ancora a parlarvi qualche sconosciuto che è andato per il mondo e ha letto dalle favole che Garibaldi dopo avere, insieme con i suoi Italiani vestiti da usseri, salvato l'Italia, ha cacciato tutti i principi, i nobili, i preti che vi erano, e ha liberato il popolo da tutte le prece­denti oppressioni in primavera verrà in Ungheria e metterà a governatore del* l'Ungheria Kossuth che vive in amicizia con l'imperatore Napoleone e con Vittorio Emanuele. Il colpo di grazia l'autore vuol darlo con la presentazione negativa della figura di Garibaldi, descrivendo con dati precisi l'attività del condottiero e tentando una definizione del suo significato storico e del carattere, in base alla vita vaga* bornia, alle sanzioni che gli sono state inflitte, ai momenti difficili e disperati delle sue battaglie. Accentua che a Napoli egli ha distrutto un trono legittimo per sostituirvi un usurpatore e che, in conclusione, Garibaldi, invece di dar libertà al popolo, ha soltanto cambiato i regnanti. Si ricorda il Felice> stato sociale pro­mosso dal governo austriaco in Transilvania sin dal 1848.
L'opuscolo costituisce un potente documento per la situazione sociale creata, a grande distanza, dal nome di Garibaldi, il cui mito s'innesta sulla spiritualità formatasi in Transilvania attraverso hi corrente latinista, assumendo un aspetto severo ed energico*
D'altronde lo stesso proclama di Garibaldi del 20 marzo 1862, rivolto Ai Rumeni, toccava i più sensibili tasti di fierezza e di coraggio: *) Siedete fièramente al vostro posto nel consesso delle Nazioni. Voi ne meritaste la fratellanza, e massime quella tifili'ìudìu con cui voi avete comunanza di sangue, e comunanza di origine. Si* generosi figli di Roma! Ambi marceremo serrati nella maestosa peregrinazione umanitaria, ed insieme daremo l'ultimo crollo alla tirannide. Il dispotismo sorregge la
) G. GARIBALDI, op, cH., 36,