Rassegna storica del Risorgimento

ROMANIA ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1950>   pagina <191>
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Il mito di Garibaldi in Romania
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nella Familia di Oradea degli anni 1867, 1868, 1869, 1870, 1871, 1872J) e nel-VOrienlul latin di Bucarest degli anni 1874,1875.2)
La mancata spedizione del 1862 di Garibaldi nell'oriente provocò un turbolento stato d'insoddisfazione tra i garibaldini romeni, cui si oppose il liberalismo operante nelle figure più rappresentative del risorgimento, quali Kogfilniceanu, Alessandri, Odobcscu... Il principe Cuza aveva ottenuto il riconoscimento dell'unione politica da parte delle grandi potenze, aveva costituito un esercito, fondato scuole, emanci­pato i contadini (1864), aveva infine dato al paese uno Statuto costituzionale. Proprio questa stabilità, questo consolidamento e controllo spiaceva ai liberali estremisti che ricordavano i bei giórni del '48 che aveva visto trionfante il popolo più minuto. Ricordavano specialmente die uno dei punti essenziali del loro pro­gramma era reiezione di un principe straniero occidentale, di alto prestigio, che portasse libertà assoluta al paese.
Per meglio spiegare queste varie tendenze, occorre rifarci alla rivoluzione del 18483) e notare che il movimento moldavo capeggiato dallo storico Mihail Kogfilniceanu, dal poeta Vasile Alecsandri, dall'uomo politico Costache Negri e dal crìtico Alecu. Rusu era stato troppo aristocratico e culturale-idealista per riscuotere echi profondi nella mentalità popolare; mentre quello munteno (valacco), drammatico, con sensibilissime esteriorizzazioni, indimenticabili momenti di urti e azione capeggiato dal vulcanico poligrafo Heliade-Rfidulescu, dallo storico Nicolac Bfilcescu, dagli scrittori Ion Ghica e Costache A. Rosetti, dai fratelli Ditnitrie e Ion Brfitianu era destinato pur esso a rimanere incompreso dalla grande-massa, per il semplice fatto, rilevato più tardi da Bfilcescu,4) che i rivolu­zionari non erano riusciti ad attirare i contadini, elemento fondamentale anche nella Romania d'oggi, ma si erano lasciati illudere dalle acclamazioni della turba costi­tuita in gran parte dai negozianti e speculatori, elemento senza interessi permanenti e, quantitativamente, straniero, popolante la capitale. Soltanto la rivoluzione tran-silvana era mossa dalla grande massa rustica capeggiata da Avram Iancu.
i) IDEM, 99.
B) MARCU, Consptratori, 351.
*) La rivoluzione del 1848, grazie alle diverse contingenze politico-sociali dei Principati, ebbe un destino bilincare sia come sviluppo, sia come risonanza nella spiri­tualità nazionale. In Moldavia e in Muntenia, per la densa ideologia liberale-mazzi­niana, per le aspirazioni dei capi (troppo progressisti soprattutto in Muntenia) di sosti­tuire all'oppressione e all'orientalismo ottomano e moscovita, un affascinante occi­dentalismo che assicurasse la modernizzazione del paese unito e l'emancipazione dei contadini, i moti produssero il vitale fermento delle ulteriori realizzazioni, senza sve­gliare profondi echi nel popolo ignaro e non partecipe ai superiori travagli. Soltanto la superficiale borghesia in formazióne si entusiasmava per gli splendori democratici che promettevano una vita cittadina di conio parigino e diventò più tardi l'agente continuo di favolose incessanti ribellioni e di forme politiche altisonanti, sulla cui cima sorrideva un'aurea libertà repubblicana. In Transilvania invece, accanto agli intellet­tuali, guidati dalla ideologia latinista, si erano mossi i contadini, organizzati da Iancu sul modello di Istituzioni romane. Ma poiché gli Ungheresi, nella loro lotta contro gli Habsburgo per l'indipendenza dell'Ungheria insieme alla TVansilvania, non volevano riconoscere diritti ai Romeni, Iancu aveva intrapreso nna controrivoluzione per la libertà e i diritti della sua stirpe.
1 *) Tf. BÀLCESCU, Opere, tomo li parte II, Fnndatia Rcgele Carol II, Bucarest, 1940, 121-122.