Rassegna storica del Risorgimento

ROMANIA ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1950>   pagina <196>
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Petru Iroaie
rati rivalutavano la storia, le tradizioni e le aspirazioni nazionali su basi scientifiche e critiche moderne. Tito Maiorcscu e la sua scuola dichiararono lotta aperta alle forme prive di fondo. Cosi la marcia garibaldina, trasferitasi dalla realtà nella leggenda, ebbe un duplice aspetto. Fu negativa per la sua degenerazione in reto-riamo gazzettiero, in manifestazioni di strada e in complotti; positiva per il contributo offerto alla coscienza di libertà e di progresso, alTistaurazione delia dinastia di Hohenzollcrn, alla guerra d'indipendenza. Garibaldi, creatore di energia anche nella sua leggenda, doveva ottenere vittoria. Affascinati dalle forme occi­dentali, i garibaldini romeni, deviati nella politico, aspiravano ad elevare la patria al livello dei più evoluti paesi europei, senza un graduale processo, credendo che i mezzi più adatti sarebbero la ribellione e l'entusiastica imitazione. Gli avveduti uomini politici però avviando il paese, nei limiti delle possibilità ed in corrispon­denza all'etnico, verso l'unione e l'indipendenza, seppero trovare anche il modo di convertire la furia avventuriera e repubblicana in positiva energie civile o militare. Indirettamente, costiiucntisi in oggetto, i garibaldini contribuirono anche al risorgimentale criticismo politico-culturale.
PETHU IROAIE
APPENDICE
Abbiamo rintracciato nella busta 257 no. 23, 24 dell'Archivio del Museo centrale del Risorgimento Italiano di Roma, l'autografo del saluto a Garibaldi, pronunciato il 17 marzo 1862 a Torino dallo studente romeno JRomuIus Scriban, manoscritto su tre pagine di carta protocollo, Che riproduciamo perchè presenta piccole varianti, non indifferenti per la lingua di uno straniero, al testo tratto dall'Isopescu dai giornali dell'epoca per mezzo del prof. Mario Raffini (ISOPESCU, Saggi romeno-il aio-ispanici, 185). Segnaliamo che dalle otto firme riprodotte in basso al testo, vi è differenza soltanto per quella di Panaite Annasili nell'autografo, che nella versione offerta da Isopescu è invece Alessandro Vericeanu.
Generale,
Noi sottoscritti apparteniamo ad un popolo il quale, più di qualunque altro, ha diritto di chiamarsi fratello dell'italiano, al popolo rumano. Esso ha ritenuto, col nome di Roma, in gran porte lo lingua e le tradizioni* Separato dal suo stipite per la Irruenza *) di altri popoli, lottò lungo tempo per conservare quel sacro tesoro. Noi sappiamo quanto sia difficile a degnamente portare questo gran *) nome romano, e dinanzi a Voi facciamo promessa, per quanto è da noi, di farlo con nobili opere vieppiù onorato.
Alcuni di noi sono venuti in Italia ad attingere a questa fonte antica 3) del sapere quella dottrina che i nostri occupati da secoli a combattere contro popoli avversi, in mezzo od infinite e inenarrabili sventure, non hanno potuto coltivare. Altri sono qua verniti a perfezionare loro studj nell'arte della guerra.
*) Invece di per la irruenza, il testo stampato dà dolio irrompere ,
*) Per gran, la stampa dà < sacro .
3) Per fonte amica, la versione della stampa dà sacra fonte .